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TEATRO: EDUCAZIONE SIBERIANA

di Marco Trotta - Dal libro a teatro, passando  per il cinema. Pochi sono i romanzi che hanno avuto un tale successo di pubblico e di critica. Dal 2009, data della sua prima pubblicazione, il romanzo di Nicolai Lilin, “Educazione Siberiana” (edito Einaudi) è stato un fenomeno mediatico che ha raggiunto l’apice della fama con il film omonimo diretto da Gabriele Salvatores ed interpretato da John Malkovich. Il drammaturgo e regista teatrale Giuseppe Miale di Mauro, insieme allo stesso Nicolai Lilin, ha deciso di adattare questo successo letterario per il teatro. La storia si sviluppa dalla regione della Transinistria, regione dell’ex Unione Sovietica oggi Moldova. Per i bambini l’unica certezza è la criminalità, ma nel piccolo quartiere di Fiume Basso, lo stesso di Lilin, c’è una piccola comunità di “criminali onesti” che vivono secondo un’etica antica e rispettata da tutti. Questa comunità è retta dagli anziani della stessa, detti “nonni” che trasmettono i valori etici per essere un vero “criminale onesto”: la lealtà, l’amicizia, la condivisione dei beni, il rispetto delle regole ma anche la cultura dei tatuaggi che raccontano la vita di ognuno di loro. L’adattamento teatrale gira intorno a due fratelli, Boris e Yuri. Il primo legato agli insegnamenti tramandati da nonno Kuzja, in cui crede fermamente, mentre il secondo, come un moderno personaggio miltoniano, desidera rompere gli schemi per ottenere la “libertà” del mondo occidentale finora solo vissuta attraverso la tv americana. Andato in scena al Teatro Bellini di Napoli dal 4 al 9 marzo, lo spettacolo di “Educazione Siberiana” ha avuto il merito grazie agli ottimi Adriano Pantaleo nella parte del fratello buono Boris,  molto maturo e a suo agio nella parte di antieroe e a Francesco di Leva, in una parte a lui di certo non nuova,ma sempre congeniale del “cattivo” ovvero il fratello Yuri, senza dimenticare Elsa Bocci, la madre, Ivan Castiglione, lo sbirro, Stefano Meglio, il “voluto da Dio” Nixon, Giuseppe Gaudino, Mel, e Andrea Velotti nella parte di Igor. Tutti i personaggi  girano intorno alla figura del bravissimo Luigi Diberti nei panni di nonno Kuzja, dando vita ad uno spettacolo capace di  riuscire a trasmettere al pubblico la forza narrativa e l’animo romantico del romanzo di Lilin. Un plauso speciale va a Giuseppe Miale di Mauro, regista oltre che co-autore, il quale non è nuovo all’adattamento teatrale di testi di sicuro non semplici e per la sua bravura nel riuscire a rendere lineare un lavoro così complesso come l’esplorazione dei rapporti umani.
Lo spettacolo che  è in tournèe dallo scorso anno per l’Italia,  dopo aver toccato Napoli, andrà in scena il 14 marzo al Teatro della Concordia a Venaria Reale, il 15 a Ciriè ed il 17 al Teatro Municipale di Casale Monferrato.

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