Home Sociale La Medea di Afragola

La Medea di Afragola

di Vincenzo Amistà - Una donna ammazza il figlio disabile e tenta di togliersi la vita con la stessa arma. Questo gesto estremo è la rappresentazione insanabile del conflitto tra individuo e società, fonte di alienazione dell’uomo-massa. Un conflitto dentro una società crudele, assente, distaccata e incapace di prendere su di se i mali esistenziali e umani dei singoli. Singoli lasciati soli a combattere contro tutti e tutto, fin quanto le forze fisiche e mentali non l’abbandonano. La Medea di Afragola, si è scontrata contro una società fredda e realistica, dove contano di più i rapporti aritmetici con i nuovi valori e culti imposti dadéi distanti che vivono nei nuovi templi delle “Borse”, dove regolano e disciplinano la vita delle persone. Tra la Medea di Afragola e la società non c’è mai stato dialogo, adesso, nel momento della resa dei conti, si sprecheranno parole. Parole che non servono più a nulla. L’amore, la morte, la disperazione, la rabbia, il rimpianto, tutto si è consumato in una allucinante freddezza. Una freddezza generata da una società che ha mutato ed obbligato l’uomo al culto dell’individualismo. Un individualismo che sguazza in una quieta piattezza del reale, dove tutto, anche la disperazione di una madre sola, viene normalizzato, ignorato e metabolizzato.. In questa società non potrà mai esserci conciliazione. Medea è la potenza archetipa della femminilità generatrice, vive in simbiosi con la terra, fonte di vita e di morte, per lei l’amore è un gesto totale, chiaro, violento, che non ammette razionalizzazioni. Questo gesto è la sconfitta di tutti noi, di questa società di cui facciamo parte, è un grido d’allarme e d’immenso dolore.

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 30 Aprile 2014 17:16)

nano-tv