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Un videogame per capire come funziona il virus dell’Hiv

L’importante risultato, che potrebbe dare una svolta alla ricerca di nuovi farmaci contro l’Aids, è presentato dai ricercatori dell’università di Washington a Seattle sulla rivista Nature Structural & Molecular Biology

di Roberta Valeriani

Un videogame online per svelare come funziona il virus Hiv e fare passi avanti nella lotta all’Aids: si chiama Foldit il gioco che aiuta i progressi la medicina. La vittoria può fruttare anche la pubblicazione su una rivista scientifica: è successo ad alcuni giocatori che hanno scoperto la struttura di un enzima indispensabile alla replicazione di un retrovirus, della stessa famiglia dell’Hiv, che causa l’Aids nei macachi. È l’ultimo successo, in ordine di tempo, di Foldit, creato dall’Università di Washington nel 2008. Funziona così: i giocatori, anche divisi in squadre, si sfidano nel progettare proteine o individuare la loro struttura tridimensionale. In tre settimane è stato risolto un rompicapo con cui i ricercatori erano alle prese da 15 anni: capire la struttura tridimensionale dell’enzima M-PMV, proteina coinvolta nella replicazione del virus che causa l’Aids.

Ultimo aggiornamento (Lunedì 26 Settembre 2011 15:40)

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Igiene dentale, ecco i dieci cibi più pericolosi

Carie, devastato un bambino su 3 già prima dei quattro anni. Annuncio degli igienisti dentali italiani: la colpa è dei troppi zuccheri assunti. E i genitori non vigilano Prodotti dolci e acidi aggrediscono lo smalto

di Roberta Valeriani

Fare una buona prima colazione al mattino, seguita da adeguata igiene orale, evitare di mangiare fuori pasto, ridurre il consumo di dessert e i carboidrati, ed aumentare quello di vegetali crudi e latte. Perché le abitudini alimentari influenzano non solo lo stato di salute generale, ma anche quello orale. In particolare nella prevenzione della carie e dei problemi di erosione dentale, un’alimentazione adeguata gioca un ruolo determinante. I carboidrati semplici della dieta sono tra i fattori che determinano la carie, insieme alla flora cariogena, alla saliva, alle caratteristiche strutturali e alla suscettibilità individuale, all’igiene orale. Esistono poi dei co-fattori, quali variabili comportamentali che sono: le conoscenze, il livello motivazionale, l’abilità manuale, il tipo di educazione. E proprio la politica educazionale è fondamentale per la prevenzione della carie. Lo specialista: “Purtroppo sono tutte cose buone, non sono proibite, ma richiedono molta attenzione quando ci si lava i denti. Il tipo di spazzolino è fondamentale”.

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I bambini che vivono con dei genitori che fumano perdono più giorni di scuola

Ad affermarlo è uno studio realizzato dal Massachussetts General Hospital pubblicato sulla prestigiosa rivista Pediatrics: Infezioni alle vie respiratorie e alle orecchie sono i sintomi più diffusi

di Roberta Valeriani

Per rimanere a casa un giorno in più da scuola i bambini sono disposti ad inventarsele tutte. Mal di testa o termometro sotto la lampada per far aumentare la temperatura poco importa. Saltare la scuola è il principale obiettivo. Non è così invece per i ragazzi che hanno dei genitori fumatori. Per loro non c’è bisogno di inventare nessuna scusa, ci pensano le sigarette. Ad affermarlo è uno studio realizzato dal Massachussetts General Hospital pubblicato sulla prestigiosa rivista Pediatrics. Le conclusioni non lasciano spazio alle interpretazioni: i bambini che vivono in una casa con persone che fumano fanno più assenze a scuola. L’analisi dei ricercatori statunitensi ha preso in esame più di 3 mila bambini di età compresa tra i 3 e gli 11 anni che vivono con almeno un genitore fumatore. Dai dati è emerso che i tra i bambini che abitano con dei fumatori, circa un terzo delle assenze da scuola sono dovute al fumo casalingo. Il motivo è semplice: il fumo passivo aumenta l’incidenza di infezioni alle orecchie e di malattie respiratorie.

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Salute: addio brutti ricordi, ecco come cancellarli

Una scoperta che aprirà la strada alla soluzione di molte malattie, e curerà la depressione e il disturbo da stress post-traumatico in maniera nettamente più efficiente e duratura di quanto, altre cure, siano riuscite a fare finora

di Roberta Valeriani

Stiamo parlando della ricerca che sta conducendo la dottoressa Cristina Alberini, insieme al suo staff di neuroscienziati, tutti ricercatori presso la Mount Sinai university di New York. I risultati dello studio sono stati approfonditi alla VII conferenza ‘The future of science’, tenuta a Venezia. Quest’anno era dedicata alla mente umana. I neuroscienziati erano già a conoscenza del fatto che devono agire su 2 tipi di memorie a lungo termine, per non creare danni. Questo perché sicuramente vorremmo dimenticare esperienze negative che ci hanno lasciato dei blocchi interiori importanti, ma, altrettanto vero che, non possiamo “resettare” completamente la nostra memoria, altrimenti non saremo in grado neanche di parlare, camminare, o fare tutte le cose più banali. Partendo da questo, hanno osservato cosa succede all’interno del nostro cervello.

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Sla: identificato un nuovo gene responsabile

di Roberta Valeriani

Importanti passi avanti nella ricerca delle cause della Sla familiare e sporadica. Pubblicato sulla rivista scientifica Neuron uno studio di un'équipe italo-americana che ha individuato il gene che causa più di un terzo dei casi familiari. La ricerca è stata co-finanziata dalla Fondazione Vialli e Mauro, dalla Federazione italiana giuoco calcio (Figc) e dal ministero della Salute

La ricerca sulla Sclerosi laterale amiotrofica (Sla) familiare e sporadica fa importanti passi avanti: identificato un nuovo gene principale responsabile. A darne l’annuncio la Fondazione Vialli e Mauro, che ha cofinanziato la ricerca insieme alla Federazione italiana giuoco calcio (Figc) e il ministero della Salute. Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Neuron ha preso in esame 268 casi familiari di Sla americani, tedeschi ed italiani e 402 casi familiari e sporadici di Sla finlandesi. “La ricerca - spiega la Fondazione - ha permesso di scoprire che il 38% dei casi familiari e circa il 20% dei casi sporadici erano portatori di un’alterazione del gene c9orf72. L’alterazione identificata consiste in un'espansione esanucleotidica (GGGGCC) a livello del primo introne del gene. La frequenza di pazienti Sla portatori di questa mutazione è circa doppia di quella del gene SOD1, il primo gene identificato della Sla nel 1993”.

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Giornate dei donatori di midollo osseo: Domani e domenica nelle piazze italiane

di Roberta Valeriani

Domani in tutte le piazze d'Italia i clown di corsia dell’Associazione Vip Italia Onlus e i volontari ADMO (Associazione Donatori Midollo Osseo) saranno a disposizione per chiunque volesse conoscere meglio il mondo della donazione di midollo, grazie al quale ogni anno vengono salvati migliaia di malati di leucemia e altre gravi malattie del sangue. Inoltre, per chi lo vorrà, grazie all’aiuto di emoteche mobili e personale qualificato, sarà possibile effettuare sul posto un prelievo di sangue ed essere così automaticamente inseriti nella banca dati del Registro Nazionale Donatori di Midollo Osseo. A Milano l’evento si terrà: domani, sabato 24, in Piazza Duca D’Aosta, con la presenza di emoteche mobili e dei clown di corsia che animeranno la giornata con giochi, intrattenimenti e trucca bimbi, il 24 e 25 settembre: in Piazza Liberty con la presenza dei volontari ADMO (Per Informazioni: ADMO Lombardia Onlus Tel. 02 39005367; info@admolombardia. Org) L’Associazione Donatori Midollo Osseo (ADMO) ha come scopo principale quello di informare la popolazione italiana sulla possibilità di combattere le leucemie, i linfomi, il mieloma e le altre neoplasie del sangue attraverso la donazione e il trapianto di midollo osseo.

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Chip che riconosce alimenti contaminati

Obiettivo: uno studio condotto da una ricercatrice dell’università di Pavia

di Roberta Valeriani

Un microchip da portarsi in tasca o nella borsa per riconoscere gli alimenti contaminati. A questo sta lavorando una ricerca nata presso l’Università degli Studi di Pavia, che ha vinto uno dei finanziamenti da 30mila euro di ‘Working Capital-Premio nazionale Innovazione’ assegnati da Telecom Italia. La ricercatrice titolare del progetto, Lucia Fornasari, ha 29 anni. Si punta alla realizzazione di un sensore tascabile ed economico, che permetta una rapida analisi della qualità degli alimenti. Un tempo c’era l’assaggiatore che “testava” i cibi destinati al suo signore... Non sempre andava bene, perché c'era piuttosto spesso qualcuno che cercava di far fuori il boss con qualche veleno. A quei poveri assaggiatori avrebbe fatto molto comodo, sicuramente, se all’epoca avessero già pensato e messo a punto quello che Lucia Fornasari, all’università di Pavia, sta sperimentando: un sensore tascabile che permette una rapida analisi della qualità degli alimenti, individuando la presenza di agenti contaminanti.

Ultimo aggiornamento (Giovedì 22 Settembre 2011 12:55)

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SOS da Umberto Veronesi: “Ti chiedo un semplice click, per assistere un malato oncologico”

Un click e un ammalato sarà assistito a domicilio. Basta questo semplice gesto che potete fare andando sul sito www.1clickDonation.com per aiutarci a realizzare il nostro progetto che vede la possibilità di mettere a disposizione di un malato oncologico un’auto con autista e accompagnarlo all’ospedale”

di Roberta Valeriani

Umberto Veronesi è nato a Milano e in questa città da sempre vive e lavora come chirurgo, ricercatore, uomo di scienza e di cultura. Laureatosi nei primi anni Cinquanta, decide fin da subito di dedicare la sua opera professionale allo studio e alla cura dei tumori: dopo un paio di importanti soggiorni all’estero (Inghilterra e Francia) entra all’Istituto dei Tumori di Milano come volontario e ne diventa Direttore Generale nel 1975. Il nome di Veronesi è legato a grandi contributi scientifici e culturali riconosciuti ed apprezzati in tutto il mondo e per questo premiato con dodici lauree Honoris-Causa in medicina internazionali: due dall’Argentina (Buenos Aires e Cordoba), una dal Brasile (Rio Grande do Sul), una dalla Grecia (Athens), una dal Belgio (Antwerp) e una dalla Polonia (Cracovia), in Biotecnologie Mediche dall’Università degli Studi di Milano, sempre dall’Università degli Studi di Milano in Fisica e una in Scienze Agrarie dall’Università di Napoli nel dicembre 2006.

Ultimo aggiornamento (Martedì 20 Settembre 2011 15:08)

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Nervosi? Formaggio o cioccolata e ritorna la calma

Studio italiano spiega la carenza di sostanza base del buon umore. La capacità di mantenere la calma scema quando la quantità di serotonina nel cervello diminuisce, e ciò avviene quando si salta il pranzo o si ha una dieta carente di triptofano (precursore della serotonina) Necessari quindi: Latte, cioccolato, merluzzo, tonno, alici, caviale, formaggi, maiale, vitello, pollo e tacchino, avena, noci, arachidi, cacao amaro - ne dovremmo assumere circa 350 milligrammi al giorno

di Roberta Valeriani

Perché ci arrabbiamo, talvolta troppo e a sproposito? Anche un pasto sbagliato, privo di alcuni nutrienti, può spazientirci. Infatti la capacità di mantenere la calma scema quando la quantità di serotonina nel cervello diminuisce, e ciò avviene quando si salta il pranzo o si ha una dieta carente di triptofano (precursore della serotonina). Lo dimostra una nuova ricerca dell’Università di Cambridge condotta dall’italiano Luca Passamonti del CNR di Catanzaro. La serotonina, neurotrasmettitore del buon umore, è prodotta a partire dall’amminoacido triptofano che assumiamo da molti cibi. “Se manca il triptofano nella nostra dieta, diveniamo carenti di serotonina e quindi facilmente irascibili - spiega Passamonti - ciò significa che la serotonina è importante nel controllo della rabbia e che la sua riduzione, che può essere causata anche da forti stress oltre che da diete inadeguate, influenza la nostra capacità di controllare la rabbia”.

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Poco pesce sulla tavola. A rischio i bimbi italiani

La carenza di Omega3 penalizza il lavoro scolastico. I bambini italiani mangiano troppo poco pesce. Lo dichiara una ricerca dell’Osservatorio Nutrizionale Grana Padano, nato nel 2004 grazie all’impegno del Consorzio Tutela Grana Padano in collaborazione con FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri) e SIMG (Società Italiana di Medicina Generale)

di Roberta Valeriani

I bambini italiani mangiano troppo poco pesce. Lo dichiara una ricerca dell’Osservatorio Nutrizionale Grana Padano condotta da medici pediatri e di famiglia, dietisti e altri specialisti, che hanno esaminato le abitudini alimentari di 1400 scolari italiani di età compresa tra 6 e 10 anni. segnalando un basso consumo di pesce, oltre a un limitato apporto di frutta e verdura e uno scarso utilizzo di alimenti integrali. I dati emersi dalla ricerca dell’Osservatorio indicano in media 1,3 porzioni di pesce consumati per settimana, mentre le linee guida della SINU (Società Italiana Nutrizione Umana) raccomandano 2-3 porzioni di pesce per settimana nei bambini. Risulta che la deficienza di pesce si aggira tra il 35 e il 57%: si può quindi dire che mediamente il consumo di pesce è inferiore di circa il 50% alle quantità ritenute necessarie.

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