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E’ normale, per un adolescente, avere il desiderio di essere adulto?

Pediatri, psicologi, sociologi sono concordi nel rispondere “si”. Ma motivazioni e significati che si danno a questo desiderio possono essere molto differenti e, soprattutto, specchio dei tempi e dei contesti socio-culturali nei quali si vive

La Società Italiana di Pediatria, nella sua indagine annuale sulle abitudini e gli stili di vita degli adolescenti tra i 12 e i 14 anni, è andata ad indagare anche questo aspetto e riferisce che: “Più del 40% dei maschi e più del 50% delle femmine desidererebbe avere più anni di quelli che ha. E le principali motivazioni date sono essenzialmente legate ad un desiderio di maggiore libertà ed autonomia quali: per esempio, essere più liberi; poter guidare l’auto; poter uscire tutte le volte che si vuole; non avere regole imposte da altri; non dover chiedere permesso ai genitori per fare qualcosa”. Fin qui tutto secondo previsioni, ma c’è un dato che emerge dall’indagine, molto interessante, perché meno scontato: “la percentuale di chi vorrebbe “apparire più grande” (senza necessariamente esserlo) è di 10 punti maggiore rispetto a quella di chi vorrebbe effettivamente avere qualche anno in più (51% i maschi e 60% le femmine). Essere più grande può certamente portare vantaggi oggettivi in termini di libertà ed autonomia, ma il solo sembrarlo evidentemente no. Infatti, non si dà la patente ad una ragazza o ad un ragazzo solo perché appare più adulto, così come non si contratta una maggiore libertà in famiglia solo perché si dimostrano fisicamente più anni di quelli che si hanno. E allora, quale può essere il motivo di questo desiderio di apparenza più che di sostanza?

Ultimo aggiornamento (Venerdì 17 Febbraio 2012 08:59)

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Natale: 4 milioni di italiani regalerebbero un intervento di bellezza

Sondaggi: Le feste sono il momento migliore per ‘ritocchi’ chirurgici

di Roberta Valeriani

Altro che gioielli, apparecchi elettronici o viaggi esotici. Quest’anno gli italiani metterebbero sotto l’albero un ritocco di bellezza. Nonostante la crisi, la chirurgia estetica va alla grande: non solo, da un’indagine condotta da Duepuntozero Research e DoxaPharma risulta che il 76% delle donne e il 73% degli uomini è favorevole, ma molti vorrebbero regalare l’appuntamento dal chirurgo plastico alle persone care. Lo studio realizzato dall’Istituto Piepoli per LaClinique, la prima organizzazione di Cosmetic Surgery italiana, rivela che 4.200.000 persone donerebbero un trattamento di chirurgia estetica per Natale, circa l’8,4% della popolazione italiana. Secondo la ricerca, che é stata condotta il 5 dicembre 2011 attraverso cinquecento interviste (a uomini e donne) via telefono e via web, il ritocco rappresenta un dono di successo sicuro, perché rende felice chi lo riceve (54%), é un regalo utile (18%), dura per sempre (16%), é originale (7%) e molto personale (6%). Quasi la maggior parte degli intervistati lo donerebbe al partner (43%), oppure a un amico (19%) o a un parente (5%).

Ultimo aggiornamento (Lunedì 19 Dicembre 2011 10:11)

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Italia si, Italia no? I giovani scappano in America

di Carmela Fiorentino

E’ fatto noto, ormai, che centinaia di persone all’anno abbandonano l’Italia per cercar di costruire il loro futuro altrove, ove e’ possibile mantenere un tenore di vita consono alle aspettative di chi crede di meritare di piu’. Ma quale sarebbe la meta piu’ in voga da sempre? Gli Stati Uniti, ovvio. Questo secondo la ricerca condotta da Gallup; solo che in controsenso aumentano di volta in volta gli americani che vogliono andar via da li’. Secondo la stima che e’ stata fatta dalla societa’ di consulenza America Wave, i cittadini tra i 25 e 34 anni che vogliono lasciare gli Stati Uniti sono aumentati nell’arco di un paio di anni dall’ 1 al 5,1%. Molti lo fanno perche’ dicono che gli Stati Uniti sono rimasti sempre in una posizione di stasi, senza ne’ progresso, ne’ regresso, infatti i disoccupati sorpassano il 9% della popolazione totale. A dirlo e’ Chris Taylor dell’agenzia Reuters. Ne sono circa 6,3 i cittadini che lavorano e studiano all’estero, dato che diffonde il Dipartimento di Stato. Inoltre, la fascia compresa tra i 25 e 34 anni e’ quella che maggiormente intende scappare dal proprio paese, per cercare un qualcosa di migliore.

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 21 Dicembre 2011 09:08)

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Inverno, va di mood il Gray Depression

Più che in autunno, quando cadono le foglie, l’umore cade nei mesi più freddi. La cura è quella classica per il male oscuro, dove possibile, la terapia della luce funziona, ma attenzione a non prendere per depressi i tipi meteoropatici: per loro solo viaggi e feste

di Roberta Valeriani

Calano le ore di luce, cala la vivacità di spirito per molti. Ma più che quando cadono le foglie, in pieno autunno, è con l’inverno che “cade” anche l’umore, il mood, in chi soffre di Sad (seasonal affective disorder – disturbo affettivo stagionale). E qui - ironia dell’acronimo che sta per “seasonal affective disorder” - l’espressione in inglese significa “triste”. E di tristezza si tratta, della “depressione stagionale” che il professor Silvio Scarone, professore ordinario di Psichiatria all’Università di Milano e direttore del Dipartimento di Salute Mentale all’ospedale San Paolo, tende a spostare dall’autunno all’inverno. “Sempre che la depressione stagionale esista”, afferma facendo traballare una delle poche “certezze” sul male oscuro diffuse nell’opinione pubblica. “No, non è così certo che esista - ribadisce il docente - Di sicuro c’è la periodicità della depressione. E che in alcune forme tale ciclicità pare legata alle stagioni. Autunno e primavera, si usa dire. Ma a volte l’autunno può capitare in agosto, per così dire. Quelle che sembrano più caratteristiche tuttavia sono quelle invernali, sempre depressione è, ma forse a generarla c’è la relazione luce-buio”.

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Io sono mancino, sono sbagliato?

di Carmela Fiorentino 

Essere mancini e’ un fenomeno diffuso da tempo, anche se solo ultimamente che si e’ cercato di capire cosa esso sia realmente. E comprendere il perche’ qualcuno usi di piu’ la destra piuttosto che la sinistra ci permette di fare maggiore chiarezza anche sul funzionamento del nostro cervello. E’ proprio sapendo quale e’ la nostra mano di prevalenza che i piu’ esperti ricercatori riusciranno a stabilire la possibilita’ di alcune malattie del cervello, legate a questo fattore, come la dislessia, schizofrenia, deficit di attenzione e iperattivita’.  Infatti sarebbero proprio studi recenti a far capire che chi usa ugualmente sia la destra che la sinistra, circa l’1% della popolazione, e’ poi maggiormente predisposto a contrarre iperattivita’ rispetto al solo mancino. Essere mancini non significa per forza che ce lo abbiano trasmesso i nostri genitori, infatti puo’ capitare che dei gemelli omozigoti non siano insieme destrimani o mancini. A favorire fenomeni di mancinismo c’e’ pero’ un fattore da tener presente in gravidanza, quello dello stress, infatti gli studi confermano che sono mancini i bambini le cui madri sono state particolarmente stressate in gravidanza, oppure non sono madri giovani, ma questo discorso vale per il 25% dei casi. Vanno smentite le voci di coloro che la mettono sul fattore intelligenza, chi lo e’ piu’ o chi lo e’ meno, non e’ il caso dei destrimani o dei mancini, sono tutti intelligenti senza differenze, le uniche presentatesi vedono i mancini maggiormente predisposti alla creativita’. Inoltre i ricercatori della Harvard University hanno notato che i mancini rilevano uno stipendio del 10% inferiore rispetto ai destrimani.

Ultimo aggiornamento (Martedì 12 Giugno 2012 12:52)

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L’euro è più dannoso delle vecchie lire

Toccare le monete è un rischio per chi soffre di allergie. L’allergia al nichel è la più frequente allergia da contatto nei Paesi industrializzati, ne soffrono il 7-10% di donne e il 2-3% di uomini

di Roberta Valeriani

Non è un aforisma ma semplicemente un dato di fatto. Toccare le monete dell’Euro è un rischio per chi soffre di allergie. Per gli allergici al nichel, infatti, le monete in Euro possono essere potenzialmente più dannose delle vecchie lire. Il dato emerge da uno studio coordinato dal direttore del Servizio di Allergologia del Policlinico universitario Agostino Gemelli di Roma, Giampiero Patriarca.

Ma cosa rende le nuove monete più pericolose?

 

“La ricerca ha dimostrato – spiega Giampiero Patriarca - una differente capacità allergizzante delle monete, maggiore in quelle da 1 e 2 Euro, a causa della struttura bimetallica che favorirebbe il rilascio di nickel. L’allergia al nickel, ricordano gli esperti, è la più frequente allergia da contatto nei Paesi industrializzati, con prevalenza del 7-10% tra le donne e del 2-3% tra gli uomini. Obiettivo dello studio era appunto verificare la sensibilità del paziente allergico al nickel e al metallo rilasciato dalle monete in Euro rispetto alle monete in Lire. Per far questo, sono stati arruolati 25 soggetti allergici al nickel e 10 soggetti non allergici al metallo come gruppo di controllo. Monete da 1, 2, 50 centesimi di euro, 1 e 2 euro, e monete da 100 e 500 lire italiane sono state dunque applicate con un cerotto sulla pelle dei soggetti arruolati nello studio e ne sono stati valutati gli effetti a distanza di 72 ore. I risultati indicano una spiccata reattività cutanea dei pazienti allergici, soprattutto nei confronti delle monete da 1 e 2 Euro”.

Ultimo aggiornamento (Lunedì 05 Dicembre 2011 11:37)

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Alimentazione e cucina: Padelle queste sconosciute. L’importante e’ non toccare il fondo!

Il corretto uso e i rischi delle pentole antiaderenti: ecco i consigli salva-salute del Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche)

di Roberta Valeriani

Le pentole antiaderenti sono l’ideale per una cucina veloce e povera di grassi, ma se usate male possono minacciare la salute. A ricordare i rischi di un cattivo utilizzo delle pentole e delle padelle antiaderenti – finite nel mirino dell’Agenzia per la protezione ambientale Usa, che ha deciso di eliminarle entro il 2015 – sono i ricercatori dell’Istituto di chimica e tecnologia dei polimeri (Ictp) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Napoli. “In realtà – affermano - solo il fondo della padella antiaderente, realizzata con acciaio, ghisa o alluminio, è rivestito con uno strato di politetrafluoroetilene (Ptfe), meglio conosciuto come teflon che ha la proprietà di non reagire con altre sostanze, sia quelle impiegate per cucinare sia quelle presenti nel nostro apparato digerente. Questa caratteristica è però garantita a temperature comprese tra -200 e +260 gradi centigradi, oltre le quali, se il tegame vuoto resta sul fornello per parecchio tempo, può accadere che il teflon rilasci il Pfoa: l’ acido perfluorottanico, componente di riconosciuta tossicità.

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Dove la donna vale la metà dell’uomo

Il Nobel per la Pace, Shirin Ebadi, la ‘stella fissa’ di Science for Peace spiega le molte ingiustizie che negano alle donne iraniane parità di diritti

di Roberta Valeriani

Shirin Ebadi viene presentata come “una stella fissa” di Science for Peace. Lo è per il premio Nobel che ha ricevuto, quello per la pace, nel 2003, e lo è perché è già stata presente su questo palco. E sarà a questo movimento che rivolgerà il suo pressante appello finale: “Invitate tanti intellettuali musulmani, traducete i loro libri, fate pressione perché li conoscano nelle università. Il loro Islam non è come credete. Cercate di conoscere i musulmani e scoprirete che sono vostri amici”.A questa perorazione contro quella che ha chiamato “islamofobia” l’avvocata ed ex presidente della Corte suprema iraniana è arrivata seguendo la traccia della difesa dei diritti civili delle donne. Per la sua lotta contro discriminazioni di ogni genere è stata più volte arrestata, finché, all’estero per una conferenza quando fu rieletto nel 2009 il presidente Mahmoud Ahmadinejad, ha scelto di non rientrare in patria. Dall’esilio guarda con passione e tormento alla condizione della donna nella sua terra dove fu la cosiddetta rivoluzione islamica di Khomeini del ’79, ricorda, a introdurre moltissime leggi discriminatorie.

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I medici avvertono: attenti alla gotta

Non è una malattia antica o dei ricchi. C’è anche oggi ed è in aumento, ma è sottovalutata (5 milioni di italiani, molti inconsapevoli, sono a rischio). Novembre è il mese della prevenzione: il controllo dell’uricemia dovrebbe entrare tra gli esami normali del sangue

di Roberta Valeriani

Mezz’ora di esercizio fisico al giorno aiuta a prevenire la gotta. Novembre è il mese della gotta, non perché in questo periodo la malattia si acutizzi, ma perché così hanno deciso la Società italiana di reumatologia (Sir) e la Società italiana di medicina generale (Simg) per attirare l’attenzione su questa patologia che risulta sottovalutata. L’impressione è che la sua diffusione sia in aumento. Diciamo “impressione” perché mancano statistiche certe. Un’indicazione può venire dagli Stati Uniti, dove invece le statistiche non mancano mai ed una, recente, ha certificato che il 3,9% della popolazione è affetto dalla gotta: 8,3 milioni, di cui 6,1 milioni uomini. Perché si tratta di un’affezione che colpisce soprattutto i maschi e storicamente si era guadagnata la fama di malattia dei maschi ricchi: Giulio Cesare, Carlo Magno, Luigi XIV tra gli illustri malati. “Oggi la gotta si è fatta democratica – spiega Enrico Fusaro, primario facente funzioni di Reumatologia alle Molinette di Torino.

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Tumori, tutti i dubbi a portata di un click

Sportello Cancro, l’iniziativa voluta nel 2003 da Fondazione Veronesi, migliora la veste grafica per essere ancora di più facile consultazione per gli utenti

di Roberta Valeriani

Da oggi è online un nuovo Sportello Cancro. L’iniziativa, voluta nel 2003 da Fondazione Veronesi in collaborazione con il Corriere della Sera, migliora la veste grafica per essere ancora di più facile consultazione per gli utenti. Il progetto era nato per rispondere ai dubbi e alle domande più frequenti di chi si trova a dover fare i conti con un tumore: “Dove vado a farmi curare?” E’ una fra le prime domande che ogni anno si pongono le oltre 300mila persone che in Italia si ammalano di cancro e i loro familiari. Scegliere diventa davvero arduo se non si ha una conoscenza diretta dei centri di cura, delle loro attrezzature e dello staff: per questo ‘Sportello Cancro’ ha creato un archivio degli ospedali che comprende tutte le strutture italiane che si occupano di oncologia, da quelle super-specializzate a quelle più piccole, con i numeri degli interventi chirurgici e dei ricoveri effettuati in ciascuna struttura. I numeri possono essere già un primo indicatore dell’esperienza del centro, ma per rispondere a un altro grande quesito (“Qual è l’ospedale migliore?”), Fondazione Veronesi ha nominato un’apposita commissione di esperti che ha selezionato una serie di reparti (indicati da una stella) che offrono assistenza e terapie di particolare qualità.

Ultimo aggiornamento (Martedì 08 Novembre 2011 14:43)

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