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Febbre da cavallo? Ecco 5 antibiotici naturali che non hanno controindicazioni e i costi non sfiorano neanche quelli di molti dei più comuni medicinali

Sono gli alleati della tua salute che ci regala madre natura

Gennaio: tempo di influenza. Lo dicono i media e anche quegli starnuti di troppo che ci segnalano l’arrivo del raffreddore e, probabilmente, di qualche poco piacevole sindrome influenzale. Non tutti sanno che la natura ci fornisce tutti gli strumenti per contrastare questi sintomi naturalmente. Ecco i cinque antibiotici e antibatterici da tenere sempre a portata di mano per sentirsi meglio senza dover assumere medicinali il cui foglietto illustrativo farebbe impallidire persino la Bibbia. 1) L’aglio. Non scaccia solo i vampiri, ma, se aggiunto alla dieta con regolarità, è anche un antibiotico, antifungino e antivirale grazie al potassio, al germanio e all’allicina (quest’ultima la è causa dell’odore forte che tutti ben conosciamo ma è anche un potentissimo alleato delle nostre difese immunitarie). 2) Zenzero. Per convincerci che sarebbe meglio assumerne sempre un po’ basterebbe dire che è uno dei dieci alimenti più dotati di proprietà anti cancro, ma volendo si potrebbe anche aggiungere che i suoi benefici erano già noti a Ippocrate e a Confucio.

Ultimo aggiornamento (Giovedì 26 Gennaio 2012 12:56)

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Cefalea e cervicale: il dolore si batte anche stando seduti in ufficio

Uno studio sugli impiegati del Comune di Torino dimostra che semplici esercizi posturali eseguiti alla scrivania possono ridurre di un terzo mal di testa, dolore a collo e spalle e uso di analgesici

Ore e ore seduti alla scrivania, tutti i giorni di fronte a un monitor o a uno sportello: per quanti impiegati tutto questo si traduce in mal di testa e dolori cervicali? Ora uno studio dell’università di Torino, appena pubblicato sulla rivista PloS ONE mostra come proprio in ufficio si possa mettere in atto una strategia in grado di ridurre di un terzo i sintomi dolorosi e l’uso di medicinali. Il progetto ha coinvolto poco meno di 2.000 dipendenti del Comune di Torino. Per 7 mesi una metà di loro ha partecipato a un programma educativo e di esercizi messo a punto dai ricercatori della sezione Cefalea e Dolore Facciale del dipartimento di Fisiopatologia Clinica e del CPO Piemonte dell’Azienda Ospedaliero Universitaria San Giovanni Battista - Molinette di Torino. L’altra metà degli impiegati invece ha continuato con la vita di sempre. Tutti hanno tenuto un diario quotidiano e alla fine sono stati confrontate le condizioni dei due gruppi. All’inizio dello studio i “travet” del capoluogo piemontese lamentavano una media di 7 giorni di mal di testa al mese e 11 giorni di dolore a collo e spalle, malesseri per cui assumevano analgesici 3 giorni al mese. Dopo i 7 mesi di esercizi a casa e sul posto di lavoro, i partecipanti al programma ha riportato una diminuzione del 34% della frequenza di cefalea, contro l’11% nel gruppo di controllo; una diminuzione del 29% del dolore a collo e spalle contro il 7% e un calo del 29% nell’uso di farmaci analgesici rispetto a una riduzione del 13% nel gruppo di controllo.

Ultimo aggiornamento (Giovedì 26 Gennaio 2012 12:57)

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E’ di moda la ‘drunkoressia’

Aperitivi e superalcolici bevuti come acqua fresca dai giovani fra i 16 e i 24 anni dopo una giornata di volontaria astensione dal cibo. Gli esperti mettono in guardia: gli alcolici fanno incamerare con più facilità le calorie di stuzzichini e prodotti poco gratificanti per la linea e causano danni irreparabili al fegato

di Carmela Fiorentino

Cresce in Italia, sull’onda del trend dietetico dei campus statunitensi dove è già una moda pericolosa, la ‘drunkoressia’. Termine coniato dai giornalisti statunitensi del ‘New York Times’, identifica una abitudine che è un misto di etilismo e anoressia. Ha trovato presa e si è diffusa fra i giovani tra i 16 ed i 24 anni, ed in particolare fra le ragazze, i quali scelgono di astenersi volontariamente dal cibo per preparasi agli aperitivi e sballi notturni senza correre troppi rischi per la linea. Si mangia poco, fino ad arrivare anche a digiunare in maniera ossessiva, per potere assumere forti quantità di alcolici. A favorire lo sviluppo di questa moda, attecchita soprattutto negli ultimi dieci anni, sono stati anche i nuovi modelli del bere giovanile.

Ultimo aggiornamento (Martedì 12 Giugno 2012 12:58)

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E’ nato il bisturi cybernetico che cura il trigemino

Una delle nevralgie più dolorose ora viene operata con il Cyberknife, un’apparecchiatura che si è dimostrata prodigiosa soprattutto nei tumori cerebrali

Già noto per il trattamento di lesioni oncologiche e di volumi ridottissimi (dai 4 ai 10 millimetri) in organi delicati o di piccole dimensioni, quali il cervello e la prostata, il Cyberknife è oggi sperimentato con successo (benché il numero di casi sia ancora limitato) anche nel trattamento delle nevralgie del trigemino di tipo funzionale. Una patologia di natura benigna che causa un dolore intenso lungo il nervo del trigemino, con sensibili ripercussioni sulla qualità della vita. L’estrema precisione del Cyberknife consente di concentrare sul nervo circa 200 fasci di radiazioni sottili 5 millimetri al fine di ottenere, con una singola somministrazione della radiochirurgia robotica, la remissione della sintomatologia dolorosa. Presente ancora in pochissime strutture italiane (una a Vicenza e due a Milano), il Cyberknife, che è simile ad un acceleratore lineare compatto ma dotato di un braccio robotico controllato da un software molto sofisticato, è un vero e proprio bisturi cibernetico, capace di orientarsi in tutte le direzioni così da garantire molte posizioni differenti di erogazione del fascio di raggi. Il computer calcola i percorsi migliori per colpire ‘intelligentemente’ la lesione spostando di volta in volta il braccio in modo da seguire con precisione millimetrica le variazioni posturali del paziente, perfino quelle causate dal respiro, superando in questo modo l’obbligo di assoluta immobilità richiesta dai sistemi attuali.

Ultimo aggiornamento (Giovedì 26 Gennaio 2012 12:51)

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E se le droghe leggere non facessero male?

“Di droga si muore di meno. Secondo i dati più recenti la mortalità per overdose risulta in coda nelle cause di morte della popolazione dai 15 ai 44 anni. Prima vengono gli incidenti stradali, il suicidio, l’Aids”


“La conclusione di uno studio di ricercatori del King’s College di Londra passato quasi sotto silenzio nei giorni scorsi – afferma Alex Dregan del King’s College, che ha pubblicato il suo studio sull’ultimo numero dell’American Journal of Epidemiology - credo meriti qualche commento. La ricerca ha preso in esame 9 mila inglesi di 50 anni che in gioventù avevano fatto uso di marijuana e varie altre sostanze illegali compresa la cocaina: sottoposti per sei anni a test cognitivi e di memoria i risultati sono apparsi migliori rispetto a giovani che non avevano fumato spinelli”. “Il risultato indica che non esiste un legame necessario fra uso di droghe leggere e compromissione delle facoltà cognitive a 50 anni - ha spiegato Alex Dregan - da medico e da ricercatore, ho sempre considerato doveroso applicare al problema della droga un approccio scientifico, e ho sempre contestato la facile soluzione del proibizionismo. Nella nostra società, infatti, non si è ancora abituati a discutere in base ai fatti e ai risultati, e si continua a discutere in base alle ideologie e a litigare sulle opinioni. Da persona responsabile, premetto che non posso considerare un fatto di costume lo spinello nelle scuole, tanto più se parliamo della media dell’obbligo, dove gli studenti sono poco più che bambini. Una maggiore sorveglianza, da parte delle autorità scolastiche e da parte delle famiglie, è quindi assolutamente doverosa”.

Ultimo aggiornamento (Venerdì 17 Febbraio 2012 08:55)

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La droga è nel sesso? O il sesso e’ una droga? I sessomaniaci incombono!

Drogati di sesso si nasce, si cresce, si vive? Le ragazze sono più attive su Internet. Secondo una ricerca un giovane su tre ne è dipendente: il 20% ha comportamenti a rischio. Le donne scelgono le chat room

Il sesso può diventare una droga anche per i comuni mortali: secondo una ricerca, sono giovani, intorno ai 30 anni, in coppia ma anche single, e più spesso uomini gli italiani drogati di sesso. “Abbiamo condotto uno studio in parallelo con colleghi svedesi su 400 connazionali e altrettanti nord-europei, uomini e donne. Scoprendo che circa il 10% è sessomaniaco, e il 20% ha comportamenti a rischio”, spiega Chiara Simonelli, docente di psicologia dello sviluppo sessuale alla Sapienza di Roma, in occasione dell’uscita oggi in Italia di ‘Shame’, l’audace film di Steve McQueen con un Michael Fassbender sessodipendente. “Un film importante - dice la studiosa - perché è utile parlare di questi temi, e non solo quando a dichiarare la propria dipendenza sono personaggi famosi”. Anzi, portare una vicenda di questo tipo al cinema può, secondo Simonelli, far scattare un campanello d’allarme: “Nelle persone che sono più vicine a un sessodipendente: i familiari, gli amici, i partner. Sono loro i primi ad accorgersi che qualcosa non va. Anche perché si tratta di un fenomeno in continua crescita. “Abbiamo visto infatti che, in una popolazione giovane e molto attiva online, per ogni donna ‘drogata di sesso’ - dice Simonelli - ci sono quattro uomini con lo stesso problema.

Ultimo aggiornamento (Venerdì 17 Febbraio 2012 08:56)

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Testa o croce? Il rovescio della medaglia. Andare in chiesa fa venire il cancro?

Torna l’attenzione su uno studio di un paio di anni fa, condotto da alcuni ricercatori del dipartimento di Climatologia Applicata dell’Università di Duisburg-Essen, che metteva in guardia sui rischi per la salute nelle chiese


Torna l’attenzione su uno studio di un paio di anni fa, condotto da alcuni ricercatori del dipartimento di Climatologia Applicata dell’Università di Duisburg-Essen, che metteva in guardia sui rischi per la salute nelle chiese. Infatti, le chiese conterrebbero una quantità notevolmente alta di microparticolati, PM10 e PM1, a seconda delle ‘attività’ svolte all’interno: in particolare sono le candele e l’incenso ad essere sotto accusa come cause per l’inquinamento e per il rischio salute. Al suo massimo, la concentrazione di PM10: (La sigla PM10 identifica materiale presente nell’atmosfera in forma di particelle microscopiche, il cui diametro aerodinamico è uguale o inferiore a 10 µm, ovvero 10 millesimi di millimetro. È costituito da polvere, fumo, microgocce di sostanze liquide denominato in gergo tecnico aerosol:, infatti, è un insieme di particolati, ovvero particelle solide e liquide disperse nell’aria con dimensioni relativamente piccole. Queste particelle presenti nell’atmosfera sono indicate con molti nomi comuni: polvere e fuliggine per quelle solide, caligine e nebbia per quelle liquide). E’ noto che le principali fonti di PM10 sono sorgenti naturali: l’erosione del suolo, gli incendi boschivi, le eruzioni vulcaniche, la dispersione di pollini e il sale marino. Sorgenti legate all’attività dell’uomo: processi di combustione (tra cui quelli che avvengono nei motori a scoppio, negli impianti di riscaldamento, in molte attività industriali, negli inceneritori e nelle centrali termoelettriche), usura di pneumatici, freni ed asfalto.

Ultimo aggiornamento (Venerdì 17 Febbraio 2012 08:57)

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Con la Gioconda Leonardo cercava il contatto? Lenti a contatto: buon compleanno!

Cinquant’anni fa il primo prototipo. 3 milioni gli italiani che le utilizzano. Poche e semplici le regole da seguire per non danneggiare l’occhio

C’è chi le utilizza per un fattore puramente estetico e chi per vedere. Chi le ritiene una tortura e chi non potrebbe più farne a meno. Stiamo parlando delle lenti a contatto. La nascita della lente a contatto si fa risalire a Leonardo da Vinci, che nel 1508 verificò che, immergendo l’occhio in una sfera contenente acqua, esisteva un continuo ottico fra la superficie interna della sfera di vetro, e quella esterna della cornea. Successivamente Cartesio, nel 1636 pubblicò ‘La diottrica’, in cui perfezionò l’idea di Leonardo, spiegando che un tubo riempito d’acqua e appoggiato sulla cornea, avente una lente all’estremità che sia perfettamente sovrapponibile alla cornea stessa, annulla o riduce le anomalie refrattive dell’occhio. Le lenti a contatto modernamente intese vanno fatte risalire alle scoperte di A.E. Fick, E. Kalt, A.E. Muller, rispettivamente in Svizzera, Francia e Germania. Ma la geniale invenzione delle lenti a contatto flessibili, che da poco hanno compiuto i 50 anni di età, fu dello scienziato Otto Wichterle. Fu, infatti, nel lontano Natale del 1961 che vennero alla luce, dopo un’infinità di tentativi, le prime lenti a contatto in grado di sostituire completamente gli occhiali da vista. L’idea delle lenti a contatto flessibili nacque nella testa di Wichterle nel 1952 riprendendo quella iniziale di Leonardo Da Vinci, descritta già nel lontano 1508. I primi tentativi furono però fallimentari: le lenti si rompevano all’apertura degli stampi e i bordi non erano perfettamente lisci. Problematiche non di poco conto per degli accessori che devono possedere caratteristiche ben precise. Purtroppo però, nonostante i miglioramenti nelle tecniche pioneristiche di realizzazione, Wichterle si vide costretto ad interrompere le ricerche per via dell’instabile situazione politica del suo paese.

Ultimo aggiornamento (Venerdì 17 Febbraio 2012 08:57)

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Togliere il sonno per togliere la depressione

L’insonnia forzata a cicli di 36 ore di veglia: una terapia dai grandi risultati contro l’umor nero e in particolare per il disturbo bipolare. Spesso è abbinata la cura della luce. Si tratta di regolare il nostro orologio biologico che nei depressi è come in continuo jet lag

La depressione spesso toglie il sonno, ma togliendo il sonno si può battere la depressione. Non è un gioco di parole, bensì la constatazione di quanto sia centrale il sonno nei disturbi dell’umore O come sintomo (insonnia se non, al contrario, ipersonnia) oppure come metodo di cura con il paziente tenuto forzatamente sveglio. Non è cosa nuova, ma neanche particolarmente nota e diffusa questa terapia, spesso associata alla cura della luce e dunque di speciale attualità nei tempi invernali in cui è il buio a prevalere sul sole e le depressioni possono insorgere “causa stagione”. Ne parliamo con la psichiatra responsabile del Centro dei Disturbi dell’umore dell’Ospedale San Raffaele di Milano, la professoressa Cristina Colombo. E apprendiamo in prima istanza che quella che veniva comunemente chiamata “deprivazione del sonno” è stata convertita in positivo in “terapia della veglia”. “Così sembriamo meno sadici - sorride la professoressa Colombo” . “Sul binomio sonno/depressione – informa - c’è tuttora un vivace filone di ricerca. Intanto si procede nella pratica medica col metodo di tenere svegli i pazienti per 36 ore consecutive, per tre volte la settimana. Tipo: dalle 9 di stamattina alle 9 di domani sera. Alle 21 di domani comincia una notte di recupero del sonno. Poi ancora la veglia”.

Ultimo aggiornamento (Venerdì 17 Febbraio 2012 08:58)

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Binge drinking: il vizio dell'alcol è contagioso?

Chi pratica il “binge drinking”, cioè il bere smodato, influenzerebbe negativamente il consumo di alcolici del partner. Il parere del professor Umberto Veronesi medico, oncologo

Bere è un vizio contagioso come il raffreddore: infatti il rischioso comportamento del binge drinking (bere tanti bicchieri in un lasso di tempo strettissimo, ad esempio in una sola serata) si trasmetterebbe tra i partner all’interno di una coppia quando uno dei due lo pratica e l’altro no. Sono i risultati di uno studio diretto dallo psicologo Simon Sherry della Dalhousie University di Halifax, e appena pubblicato sulla rivista specializzata nei comportamenti tipici della tossicodipendenza Psychology of Addictive Behaviors. Gli psicologi hanno seguito il comportamento, in quanto ad abitudini alcoliche, di 208 giovani coppie di 20enni, nell’arco di appena 28 giorni. E’ emerso che in questa brevissima finestra temporale il comportamento di uno dei partner è in grado di influenzare quello dell’altro in fatto di consumo di alcol. “Il problema è che ormai l’alcol più che consumato viene ‘usato’ - dichiara il professor Umberto Veronesi - Oggi i giovani, ma spesso anche gli adulti e tra questi le donne in particolare, hanno trasformato il significato originale del bere, il rito tradizionale dei nostri pasti, in un valore comportamentale in funzione degli effetti che l’alcol è in grado di esercitare sulle performance personali”.

Ultimo aggiornamento (Venerdì 17 Febbraio 2012 08:58)

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