Home Scuola Gli studenti del Liceo Miranda di Frattamaggiore attualmente occupato tornano a riflettere sull'occupazione della propria scuola

Gli studenti del Liceo Miranda di Frattamaggiore attualmente occupato tornano a riflettere sull'occupazione della propria scuola


Gli studenti del Liceo Scientifico “Carlo Miranda” di Frattamaggiore
"conosciamo la situazione politica e sociale nella quale ci troviamo costretti a vivere, che ha spinto tutti noi a protestare attivamente e consapevolmente, prendendoci anche la responsabilità di esercitare forme di dissenso estreme. Siamo stanchi di vedere vanificati gli sforzi impiegati nelle manifestazioni alle quali abbiamo preso parte. Non è più tempo di tacere. Non è più tempo di subire ed essere omertosi. Non è più tempo di lasciare che i nostri diritti vengano espropriati del loro valore e della loro sostanza. Quindi, non c’è da stupirsi se noi e la stragrande maggioranza degli istituti scolastici italiani ci siamo sentiti costretti a ricorrere a una forma estrema di protesta, quale l’occupazione. Occupare vuole dire, dunque, aprire gli occhi, prendere coscienza di se stessi, del proprio ruolo, del proprio potere e delle proprie azioni. Infatti, non vogliamo che agli occhi dei più essa appaia come un mezzo per sottrarsi ai propri doveri scolastici, bensì un’occasione utile per informarsi ed informare meglio, per lanciare un forte messaggio a chi, nonostante tutto, si è costantemente mostrato sordo alle nostre urla. Una voce che si erge contro il sapere incatenato e soggiogato, un grido che dice NO ai tagli scolastici, NO al disegno di legge Aprea e al suo tentativo di privatizzazione della scuola pubblica, NO agli “studenti-burattini”, al tentativo di manovrarci e renderci dipendenti ed inferzabili, NO ad un tipo di insegnamento regolarizzato e dettato da esterni, NO alla mancata tutela del nostro presente e del nostro futuro, NO a uno Stato che non ci ascolta e che non ci rappresenta. Noi studenti, noi italiani, percepiamo il peso angoscioso di una società in bilico, di una Istituzione fragile, di un mondo pericoloso ed insicuro. Non c’è niente di più infelice e doloroso che essere costretti a far da parte un proprio sogno, a causa di un Paese incapace di garantire stabilità, sicurezza e lavoro. Siamo, quindi, delusi, amareggiati, avviliti, impauriti, ansiosi, arrabbiati. Questo è lo stato d’animo di noi studenti e dell’italiano in generale. Siamo uomini che vedono la felicità come un’utopia, la realizzazione personale come una fantasia, il rispetto della democrazia come una meta quasi impossibile.
Allora, ecco la sostanza della nostra occupazione: lottare per rendere l’utopia realtà, la fantasia vita, il rispetto della democrazia possibile, il dialogo e la cultura di un sapere libero come beni indispensabili. Noi vogliamo dimostrare che non stiamo perdendo tempo e lezioni. Già ci siamo mossi nella realizzazione di progetti di filosofia, sport, musica, lettura, poesia, legalità, politica e studio, mirati ad accrescere il nostro senso di responsabilità e la nostra capacità di confronto e di autocontrollo. Abbiamo dimostrato agli altri e a noi stessi di essere i protagonisti della nostra storia, attivamente partecipi, distaccandoci dalla passività e dal torpore di questa società.
Nonostante ciò, abbiamo ancora molto da imparare e realizzare, da proporre e costruire. In questi giorni di occupazione siamo riusciti ad ottenere la partecipazione e l’appoggio di molti, tra studenti, insegnati ed esterni. Abbiamo creato all’interno della scuola un rapporto di rispetto e confronto, condividendo le nostre idee e le nostre cose, coordinando le nostre intenzioni e le nostre azioni. La scuola è diventata, così, parte integrante di noi, un luogo non più inospitale ed incomprensibile, un edificio non più freddo ed ostile. È la nostra seconda casa e qua dentro siamo tutti una grande famiglia. Sono bastati pochi giorni per riappropriarci di noi stessi, cosicché l’occupazione della nostra scuola ha portato anche al consolidamento nelle nostre menti e nei nostri cuori di sani principi, ideali e valori. Quindi, ciò che stiamo ottenendo va ben oltre una qualsiasi protesta, poiché da semplici studenti stiamo crescendo per diventare veri uomini.
Abbiamo, quindi, ottenuto ascolto, interesse, informazione, comprensione appartenenza. Siamo stati capaci di portare avanti il nostro numeroso gruppo, a parlare coscientemente di temi esistenziali, scolastici, sociali e politici. Abbiamo rafforzato la nostra coscienza e il nostra spirito.
Tuttavia, sappiamo che questo è solo un primo e piccolo passo verso il cambiamento, è l’inizio di un cammino da fare insieme, famiglia scuola, studenti ed insegnati. Tanto altro ancora vorremo proporre e portare a termine, alcune cose molto grandi che riguardano l’Italia intera, altre relativamente piccole, che riguardano la nostra scuola. Ci riferiamo, allora, ai professori, dei quali già una buona parte hanno sposato la nostra causa, comprendendo che alla fine è la causa di tutti. Chiediamo una scuola dove il confronto sia possibile e le lezioni ambivalenti. Chiediamo una scuola umana e unita, dove i docenti e gli studenti collaborino e lottino insieme. Chiediamo la possibilità di portare il dibattito e l’attualità nelle lezioni, pur sempre rispettando il programma scolastico prestabilito. Chiediamo un tentativo e l’impegno della realizzazione di nuovi progetti, in modo da consentire l’accrescimento delle nostre passioni ed aspirazioni e per rendere, così, meno incerta la nostra scelta del domani. Chiediamo di non essere accusati e tantomeno pretendiamo di essere capiti, ma almeno accogliete ciò che siamo e ciò che stiamo cercando di essere. Queste sono le proposte che vi indirizziamo, obiettivi che posso iniziare ad essere ristretti nell’ambito di questo liceo di provincia. Non chiediamo l’impossibile e, come dal piccolo seme nasce la quercia forte, così siamo speranzosi e desiderosi che anche dal seme del Liceo Scientifico “Carlo Miranda”possa nascere una quercia solida e secolare. È in questo modo che, quercia dopo quercia, si forma un bosco, una florida nazione che ha come nome, Italia!"

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