di Rocco Del Prete* Queste primarie del Partito Democratico rappresentano uno di quei momenti di svolta in cui la scelta fa veramente la differenza. Un po’come fu quando si scelse tra D’Alema e Veltroni. Vi ricordate, il popolo dei fax, (oggi “la rete”)? Allora, votai per Veltroni, che si rivelò scelta fortunata, ma sciagurata. Oggi voto per Matteo Renzi: 1) perché il suo programma è la cosa più progressista e di sinistra che ci sia in Italia. Chi si contrappone a Matteo ha tendenze passatiste (Cuperlo) o fa parte della schiera di quelli (Civati) bravi a dire no, molto meno bravi a lavorare per un’alternativa possibile; 2) perché è un vincente. Si badi, vincente non vuol dire solo capace di vincere. Per me Matteo si è dimostrato vincente soprattutto quando ha perso. Non è caduto nella sindrome del “non mi hanno capito” o, peggio, del complottismo. Tanto per fare un esempio, l’altro giorno Bersani in Tv ancora dava le colpe della sua sconfitta elettorale al destino cinico e baro. Matteo no, eppure ne avrebbe avute di cose su cui recriminare. Dopo le primarie dell’anno scorso ha riconosciuto i meriti dell’avversario, l’ha sostenuto alle elezioni e poi ha guardato avanti; 3) perché parla in maniera schietta e diretta. Senza metafore e sottintesi.
Dopo lustri durante i quali la sinistra è rimasta appesa ai sorrisini di D’Alema e ai tacchini di Bersani, non so voi, ma io non ne posso più. Ho un disperato bisogno di un leader che si sappia esprimere nella maniera più chiara possibile. Così magari torniamo a farci capire e votare anche da quelli che hanno studiato di meno e che da 20 anni votano Berlusconi e la Lega; 4) perché è un uomo dei tempi che viviamo, che sa usare la tecnologia e ne capisce le potenzialità per migliorare la nostra vita. D’Alema fa il sarcastico, tanto per cambiare, quando vede Matteo Renzi che risponde in diretta su Twitter agli elettori. “Non abbiamo bisogno di un dattilografo” dice. Ecco, noi perdiamo da 20 anni anche perché siamo stati guidati da gente che scambia Twitter per una macchina da scrivere; 5) perché parla con tutti e lo fa in maniera cristallina. Chi si candida a governare un Paese deve saper avere a che fare anche con imprenditori e finanzieri. La differenza tra Matteo Renzi e quelli che lo hanno preceduto è che per sapere cosa dice Serra ci basta andare alla Leopolda, per sapere cosa dicevano Consorte e i vertici Mps abbiamo dovuto aspettare le intercettazioni. Non è poco; 6) perché in questi 20 anni di sconfitte lui non c’entra niente; 7) perché ha ragione De Benedetti, l’unica speranza che abbiamo è saltare una generazione. Con tutte le eccezioni ed i distinguo è arrivato il momento in cui i nati dagli anni ‘70 in poi devono prendere in mano il Paese. Io ci credo.
* Presidente Partito Democratico di Frattamaggiore

Ultimo aggiornamento (Domenica 08 Dicembre 2013 09:20)