Home Musica Ambiente. La musica, una lesione? No! Salviamoci il cervello andiamo nel deserto

Ambiente. La musica, una lesione? No! Salviamoci il cervello andiamo nel deserto

La fastidiosità dei rumori non dipende solo dall'intensità ma anche dalla ripetitività

di Roberta Valeriani

E' estate ed ora più che mai ci si prodiga nel coccolare i propri vizi. Cantare, suonare la chitarra, il violino o il sax davanti ad un falò o sulla riva del mare mentre si gode lo spettacolo entusiasmante del tramonto e della luna, sua compagna ineluttabile, è un istinto che esplode maggiormente in questo periodo dell'anno anche se, per chi è appassionato di musica, si tratta di un fenomeno costante. Ma qualcuno, che le note non ce le ha dentro se non scordate, non apprezza, ed è così che arrivano le denunce, le liti per disturbo alla quiete pubblica da parte di chi non sa apprezzare l'arte ed il costo della fantasia. Per fortuna ci sono i tecnici che – come dice l'ingegnere industriale Giorgio Prinzi - "danno sempre i numeri", nel senso che, come nel caso del rumore, non si accontentano di giudizi qualitativi quali poco rumoroso, rumoroso, molto rumoroso, ma precisano anche quanto una fonte di suoni, o rumori, lo è rispetto ad una sorgente presa come riferimento unitario.

La grandezza tecnica che misura le quantità di rumore è il "bel", ma nella pratica si usa un suo sottomultiplo quel famigerato "decibel" misurato con apparecchi chiamati fonometri che fa chiudere le discoteche ed impedisce esecuzioni all'aperto in particolare della cosiddetta musica eseguita vicino a zone abitate. "Il rumore – spiega l'ingegnere – la fastidiosità del rumore non dipende solo dalla loro intensità ad esempio stereo a volume troppo alto ma anche dalla loro monotona ripetitività. L'esempio classico è la goccia che cade ripetitivamente da un rubinetto che non tiene bene e che può causare vere e proprie crisi di nervi. Crisi analoghe possono essere indotte in chi è costretto ad essere ascoltatore forzato ed indiretto di musica ritmata. Siccome quelle che si propagano più facilmente, attraverso le pareti, sono le basse frequenze (nel caso di musica moderna le percussioni monotonamente ritmate) su qualche soggetto teso esse possono portare, come più volte verificatosi, ad escandescenze che si concretizzano in gesti inconsulti". Anche per questo, da parte delle Autorità, che in passato difficilmente intervenivano, considerando certe forme di inquinamento acustico, solo come forme di buona educazione, c'è oggi una maggiore attenzione e sensibilità al problema. Ad esempio un automobilista può venire multato se il suo stereo viene chiaramente udito ad una distanza superiore a 6 metri dall'abitacolo della propria vettura. Quindi ok alla musica ma con educazione civile in allerta contro i rumori che purtroppo ledono un campo come quello del cervello che ancora oggi è ostico persino in medicina. Ma allora che ne facciamo dei nostri strumenti per suonare ed ascoltare la musica se non li possiamo usare o sentire ne in casa ne fuori? Li portiamo e andiamo tutti nel Sahara?

Ultimo aggiornamento (Lunedì 16 Agosto 2010 09:09)

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