Home Lavoro Il processo di modernizzazione del diritto penale

Il processo di modernizzazione del diritto penale

di Diana Santucci - Il diritto penale moderno affondò le sue radici nel periodo dell’Illuminismo, che modificò radicalmente la funzione del diritto penale vigente negli Stati monarchici, nei quali lo stesso era utilizzato come strumento di dispotismo in difesa delle classi aristocratiche. Infatti i cittadini potevano essere condannati anche per reati non espressamente previsti dalla legge, come i reati di opinione e quelli morali. Al fine di mantenere distinte le sfere della morale e del diritto e di identificare i fatti punibili, maturò un processo di modernizzazione del diritto penale che intraprese un progetto di prevenzione dei reati con il proposito di ridimensionare l’ arbitrio dei giudici e di rendere le pene proporzionali al reato commesso: sono punibili solo le azioni che dipendono dalla commissione di un fatto socialmente dannoso. Sul piano sanzionatorio erano in uso, per lo più, la pena di morte e la tortura, ed il processo si svolgeva segretamente, senza possibilità di difesa da parte degli imputati. Con la Rivoluzione francese si affermarono progressivamente i principi di libertà ed eguaglianza dei cittadini e si inaugurò un nuovo corso del diritto penale: il liberalismo penale.

Tale corrente prevedeva che il diritto penale dovesse rispondere alle esigenze della società, e si dovesse ricorrere allo stesso solo quando è assolutamente necessario, configurandolo così come extrema ratio; i delitti e le pene doverono essere espressamente previsti da una legge (principio della riserva di legge ), entrata in vigore prima del fatto commesso (principio di irretroattività); le pene doverono essere proporzionali alla gravità del reato (principio di proporzionalità ) ed, infine, la pena di morte fu esclusa dalle caratteristiche dello stato di diritto. Successivamente si ebbe l’avvento della Scuola Classica, fondata da Carrara, il quale mise in rilievo la volontà colpevole del soggetto, intendendo il reato come violazione cosciente e volontaria della norma penale. In altri termini, non è possibile essere puniti se non si è imputabili, ossia capaci di comprendere gli effetti dannosi di ciò che si è compiuto. Quindi si punisce la volontà del soggetto di violare la norma, e tale volontà sussiste soltanto se il soggetto è imputabile, ossia capace di comprendere la portata dell’azione che sta per compiere e, quindi, di decidere se compierla o meno. La pena assume, in questa prospettiva, una funzione retributiva, ossia è una “contropartita” del male compiuto.

 

Ultimo aggiornamento (Martedì 02 Luglio 2013 17:45)

nano-tv