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Portici, mobilitazione degli LSU comunali davanti alla regione

In prima linea a sostegno della mobilitazione l'assessore Farroni

PORTICI - 55 L.S.U. (Lavoratori Socialmente Utili) hanno protestato questa mattina di fronte a Palazzo Santa Lucia, sede della Regione Campania. Il motivo dell'agitazione è il mancato versamento dei fondi ministeriali destinati alla stabilizzazione dei loro contratti di lavoro. A sostenere la protesta l'assessore alle Risorse Umane ed ai Rapporti con i Cittadini di Portici, Fernando Farroni. Lo scorso anno venne stabilizzata la condizione lavorativa dei 55 L.S.U., entrati a far parte dell'Amministrazione Comunale. Secondo l’accordo, il percorso di stabilizzazione andava suddiviso i due fasi: la prima, triennale, prevedeva che il Comune usufruisse del contributo ministeriale di 20. 000 euro annui pro capite, per un totale di 3 milioni e 300 mila euro diviso in tre anni. Alla scadenza del triennio, era previsto l'avvio della seconda fase: con la trasformazione in contratti a tempo indeterminato l'Amministrazione, programmando il fabbisogno di personale, senza fare nuove assunzioni ne’ bandire concorsi, avrebbe gradualmente assorbito nell’organico i dipendenti inserendoli nelle posizioni lavorative resesi disponibili con il turnover pensionistico. Questa seconda fase sarebbe dovuta subentrare alla fine del mese di giugno. Tuttavia la Regione, ad oggi, non ha ancora inoltrato i fondi (1 milione e 100 mila euro) ricevuti appositamente per questa situazione dal governo Monti.

 

Il processo accusatorio

di Diana Santucci - Carrara tra i modelli processuali ritiene migliore il processo accusatorio dal punto di vista della tutela delle libertà del cittadino. Sottolinea il giurista lucchese come, nel periodo in cui il diritto privato primeggiava nel delitto e nella pena, era l’ unica forma processuale possibile, in quanto esso ha come principio base che . Inizialmente la facoltà di accusare spettava soltanto all’offeso e ai suoi congiunti, ma l’ evoluzione della società e il riconoscimento dell’ offesa sociale portò l’ estensione di tale facoltà a tutta la popolazione, salvo l’ esclusione di casi particolari, come incapaci fisici o morali. Il processo accusatorio è caratterizzato da: pubblicità di tutto il procedimento, libertà personale dell’accusato fino alla definitiva condanna, parità assoluta di diritti e di poteri tra accusa e difesa, raccolta delle prove, pro e contro l’accusato, che spetta alle parti e non al giudice, sintesi di tutto il procedimento. Si tratta, per l’autore, di un sistema che da una parte, dà assolute garanzie e diritti civili agli accusatori, ma, dall’ altra, non tutela allo stesso modo il diritto dei consociati, cosa inaccettabile in un sistema corretto e giusto. È a partire da questo concetto, evidenzia Carrara, che si sviluppò l’idea del processo misto; esso, però, non ebbe conseguenze favorevoli data l’ inclinazione inquisitoria degli uomini che tendeva a sopprimere le garanzie del processo accusatorio.

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Caratteri dei modelli processuali

di Diana Santucci - Nel corso dell’ Ottocento il giurista lucchese, Francesco Carrara, pone l’attenzione sull’esistenza di diversi tipi di processo, più o meno diffusi in tutta Europa, nelle varie epoche storiche. A questa materia è riservato uno spazio decisamente maggiore all’interno del Programma, in cui il giurista ottocentesco descrive le maggiori caratteristiche dei vari sistemi processuali senza esimersi da critiche. Dall’ opera carrariana emergono tre tipi di processo: accusatorio, inquisitorio e misto, i quali non hanno caratteristiche molto distanti dai sistemi processuali attuali. Di grande importanza, invece, è sottolineare come il passare del tempo e la riflessione giuridica, abbiano portato l’ordinamento italiano ad adottare sistemi processuali diversi all’alba dell’unificazione, nel periodo post-fascista ed in quello odierno. Carrara opera una correlazione tra sistema accusatorio e regimi democratici, da un alto, e tra sistema inquisitorio e regimi assolutistici dall’ altro. Già nel periodo medievale era denominato inquisitorio quel sistema processuale che attribuiva al giudice il potere di attivarsi d’ufficio per ricercare i reati e acquisirne le prove.

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In Italia disoccupazione al 9,6 %, Mezzogiorno sempre più penalizzato

In Campania la percentuale sfiora il 50 %. Cala il numero delle donne occupate

di Maurizio Cerbone

Disoccupazione record in Italia in questo periodo di crisi economica. Nel quarto trimestre 2011 il tasso di disoccupazione è pari al 9,6% (+0,9 punti percentuali rispetto a un anno prima). Ma il quadro diventa critico se passiamo a valutare i dati riferiti al Mezzogiorno e, in particolare, alla Campania. In provincia di Napoli, giusto per fare un esempio, la percentuale sale con picchi che superano il 50%. La media nel Mezzogiorno tocca quota 14,9% (era il 13,6% nel quarto trimestre 2010) ed è un risultato che sconta l'incremento del tasso di disoccupazione degli uomini (dall'12,6% al 13,4%) e quello particolarmente significativo delle donne (dal 15,4% all'attuale 17,4%). Al dramma, si aggiunge il dramma. Il tasso di disoccupazione degli stranieri si porta al 14,8% a fronte del 12,2% del quarto trimestre 2010. «Il tasso di disoccupazione dei giovani tra 15 e 24 anni raggiunge il 32,6% (era il 29,8% un anno prima). L'indicatore aumenta per gli uomini in tutte le ripartizioni, in misura più intensa nel Mezzogiorno. Nella classe tra i 20 e i 24 anni il tasso di si attesta al 28,7% (era 25,8% nel quarto trimestre 2010)», continua l'Istat. «La discesa del numero degli inattivi è sintesi di andamenti molto differenti per tipologia. Alla crescita di quanti non hanno cercato lavoro ma sarebbero disponibili a lavorare (81.000 unità, +6,1%) e a quella degli individui che non hanno svolto azioni di ricerca attiva di un impiego, anche se si dichiarano interessati a lavorare qualora se ne offrisse l'opportunità (72.000 unità in più in confronto al quarto trimestre 2010, +5%), si associa il modesto incremento nei valori assoluti di quanti hanno cercato lavoro ma non sono disponibili (16.000 unità, +6,7%).

Ultimo aggiornamento (Giovedì 31 Maggio 2012 20:16)

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Il processo di modernizzazione del diritto penale

di Diana Santucci - Il diritto penale moderno affondò le sue radici nel periodo dell’Illuminismo, che modificò radicalmente la funzione del diritto penale vigente negli Stati monarchici, nei quali lo stesso era utilizzato come strumento di dispotismo in difesa delle classi aristocratiche. Infatti i cittadini potevano essere condannati anche per reati non espressamente previsti dalla legge, come i reati di opinione e quelli morali. Al fine di mantenere distinte le sfere della morale e del diritto e di identificare i fatti punibili, maturò un processo di modernizzazione del diritto penale che intraprese un progetto di prevenzione dei reati con il proposito di ridimensionare l’ arbitrio dei giudici e di rendere le pene proporzionali al reato commesso: sono punibili solo le azioni che dipendono dalla commissione di un fatto socialmente dannoso. Sul piano sanzionatorio erano in uso, per lo più, la pena di morte e la tortura, ed il processo si svolgeva segretamente, senza possibilità di difesa da parte degli imputati. Con la Rivoluzione francese si affermarono progressivamente i principi di libertà ed eguaglianza dei cittadini e si inaugurò un nuovo corso del diritto penale: il liberalismo penale.

Ultimo aggiornamento (Martedì 02 Luglio 2013 17:45)

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SE SERVE TORNARE AI CANCELLI DELLA FIAT A DISTRIBUIRE VOLANTINI

Bassolino è disposto distribuire volantini e copie dell’Unità ai cancelli della Fiat e gli altri, sarebbero disposti  a ritornare a difendere i lavoratori?

di Maurizio Cerbone

Fanno discutere le dichiarazioni di Antonio Bassolino venute fuori nel corso di una intervista al Mattino proprio nel momento in cui il tema del lavoro è al centro del dibattito nazionale e alla vigilia della manifestazione della Fiom del 9 marzo. L’ex Governatore della Campania ed ex responsabile delle politiche del lavoro del Pci sarebbe disposto a ritornare ai cancelli della fabbrica di Pomigliano come negli anni 80 per difendere i lavoratori, “…anche nelle forme più semplici se serve. Diffondere volantini o L`Unità, - dichiara Bassolino - non avrei alcun problema a farlo”. La risposta è si, serve anche solo distribuire volantini, serve se si vuole  perorare la causa dei lavoratori e come Bassolino molti altri dovrebbero tornare alla pratica. Probabilmente per l’ex Governatore è un modo di riprendere a fare attività politica dal basso “dalle cose semplici” come dice lo stesso. Sarebbe complicato fare l’esegesi di questi ultimi decenni in cui Bassolino prima da Sindaco di Napoli poi da Governatore e finanche da ministro del lavoro ha affrontato il tema del lavoro. Non sempre si sono ottenuti risultati, forse è anche presto per fare consuntivi. Molti fallimenti, molti errori ma il tema del lavoro è restato sempre vivo.

Ultimo aggiornamento (Giovedì 31 Maggio 2012 21:24)

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Dalla vendetta privata alla giustizia negoziata

di Diana Santucci - : così scrisse Carrara nel suo Programma del corso di diritto criminale, evidenziando l’ importanza primaria e necessaria del terzo momento, rappresentato dal giudizio, che conclude l’ iter del magistero punitivo. Considerevole di grande interesse è la funzione essenziale che esso svolge: nella storia del diritto penale i divieti e le sanzioni hanno sempre avuto come ultimo fine il giudizio, infatti, nell’ ipotesi in cui venisse a mancare, il divieto e la sanzione non troverebbero attuazione. In particolare Carrara illustra la nascita della vendetta privata e la sua evoluzione: nei tempi primitivi, la vendetta della vittima è un diritto, un modo per ottenere un risarcimento e ottenere soddisfazione; rappresenta un mezzo ordinario di giustizia, di carattere privato, tanto da non coinvolgere i poteri pubblici. La vendetta però non è pratica priva di inconvenienti per la vita associata: i poteri pubblici la contrasteranno cercando di orientare i cittadini verso modi di conseguimento della soddisfazione diversi da quello che si risolve nel fare all’ altro quello che lui ha fatto a te. Si delinea così un nuovo modo di fare giustizia, in cui al penale viene impresso un forte carattere di pubblicizzazione: i governi cittadini, avvertendo che la giustizia penale è un decisivo mezzo di governo e che non ha senso lasciarla alla sola iniziativa delle vittime, affermarono un’ altra l’ idea di giustizia: quella che combatte il crimine dall’ alto, quella che assicura la vendetta pubblica e punisce per retribuire, ma anche per dissuadere attraverso la “pena esemplare”.

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Vertenza lavoratori ASTIR. Interviene il segretario generale della CGIL FILLEA Campania Giovanni Sannino

Clicca su leggi tutto per accedere alla seconda parte (video 2)

Ultimo aggiornamento (Sabato 03 Dicembre 2011 18:22)

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Da sarti a falegnami, allarme estinzione mestieri

Tra 10 anni molte categorie potrebbero non esserci

di Roberta Valeriani

Il vecchio orologio del nonno in un prossimo futuro pare destinato a restare nel cassetto, così come sullo scaffale il libro con la copertina staccata, il segno della botta sull’auto o l’orlo del pantalone lungo: c’è il rischio, infatti, che nessuno sappia più porvi rimedio forse anche per via dei materiali a memoria di forma che rappresentano una classe di materiali metallici dalle inusuali proprietà meccaniche. In particolare, con il termine leghe a memoria di forma (Shape Memory Alloys, SMA’s, o LMF) si indica un’ampia classe di leghe metalliche, scoperte abbastanza recentemente, che hanno come caratteristica principale quella di essere in grado di recuperare una forma macroscopica preimpostata per effetto del semplice cambiamento della temperatura o dello stato di sollecitazione applicato, sono cioè capaci di subire trasformazioni cristallografiche reversibili, in funzione dello stato tensionale e termico.. A dare ascolto alle previsioni della Cgia di Mestre (Associazione Artigiani Piccole Imprese Mestre) nei prossimi 10 anni una lunghissima serie di lavori manuali dell’artigianato e dell’agricoltura sono a rischio estinzione. Il reale perché è presto detto: c’è un problema di ricambio generazionale.

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La Scuola Positiva

di Diana Santucci - Nel 1876 Cesare Lombroso, fondatore e membro illustre della scuola “nuova” positiva, pubblica la sua opera L’ uomo delinquente, avventurandosi così all’ interno di un territorio non suo, quello giuridico appunto, essendo egli un medico antropologo, ideatore dell’antropologia criminale, e vi introduce numerevoli considerazioni rivoluzionarie: il delitto inteso come un fenomeno umano e naturale, (di qui la sottolineatura della necessità di studiare la società umana per comprenderlo); la visione del delinquente come protagonista delle scienze penali quali diritto, antropologia, sociologia criminale; il concetto che la pena debba essere commisurata alla crudeltà del delinquente e la conseguente classificazione degli stessi; il ruolo della prevenzione e la richiesta di riforme essenziali nel campo della procedura penale; l’ introduzione di sostitutivi penali, ossia rimedi che devono sostituirsi a quelli previsti dal codice, al fine di evitare e prevenire il compimento di delitti: insomma, tutti cambiamenti radicali rispetto alle previsioni della scuola classica, ancorata ad una visione del tutto giuridica dell’ ambito penale. Lo scontro tra scuola positiva e scuola classica è durissimo: i padri della vecchia scuola definiscono i positivisti come “invasori”, proprio perché non formati a livello giuridico, etichettando le loro idee come banali ed irrealizzabili, venute fuori senza tener conto che il diritto penale sia scienza integrata, ma pur sempre giuridica (Lucchini).

Ultimo aggiornamento (Martedì 09 Luglio 2013 15:09)

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