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Casoria. 2 giorni di seminario per la Polizia Locale promossi dall'Associazione Nazionale Vigili Urbani

Domani venerdì 25 gennaio e sabato 26 presso il complesso Uci-Cinemas di Casoria si svolgerà la sesta edizione del seminario tecnico-giuridico promosso dall’Anvu – Associazione Nazionale Vigili Urbani, rivolto agli operatori della Polizia Locale sulle più attuali tematiche di pubblica sicurezza e polizia giudiziaria.

Al seminario prenderanno parte, in qualità di relatori, alcuni tra i massimi esperti in materia, tra cui: Antonio Piricelli, Comandante della PL di Casavatore; Salvatore Visone, Comandante della PL di Torre Annunziata; Attilio Auricchio, Comandante della PL di Napoli; Giovanni Cresci, Comandante della PL di Casoria; Carmine Di Berardino, Segretario generale ANVU; Luciano Mattarelli, Presidente nazionale ANVU; Giuseppe D’Elia, Presidente provinciale ANVU di Napoli.

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“La famiglia oltre la separazione. Riflessioni ed esperienze a confronto”

di Diana Santucci - Oggi, mercoledì 16 gennaio 2013, si terrà il convegno, organizzato dell’ Ordine degli Avvocati di Napoli e dall’AMI, l’Associazione (Avvocati) Matrimonialisti Italiani, previsto per le ore 12.30 presso la Sala Auditorium del Nuovo Palazzo di Giustizia sul tema: “La famiglia oltre la separazione. Riflessioni ed esperienze a confronto”

Il convegno è aperto a tutti i professionisti - avvocati, psicologi, mediatori familiari, insegnanti, assistenti e operatori sociali, componenti delle forze dell’ordine - che dovrebbero cooperare per sostenere la famiglia nel momento della crisi. Nel corso dell’incontro si discuterà della necessità di creare il Tribunale della Famiglia, un’istituzione giuridica dove possano essere affrontate in modo esaustivo e altamente specializzato le problematiche connesse al conflitto coniugale, come l’affido dei figli e le questioni patrimoniali, e si toccheranno tutti gli aspetti sociali legati alla separazione, in linea con le attività dell’AMI, che intende aprire anche a Napoli, come nelle principali città d’Italia, uno sportello di consulenza specializzata legale gratuita, in sinergia con le associazioni che si occupano di assistenza alla genitorialità, violenza sulle donne e altre problematiche che possono riguardare la famiglia separata e i suoi componenti.

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Salta l'accordo sui licenziamenti Fiat di Pomigliano

Tavolo separato per i delegati Fiom

Si profila improbabile la prospettiva di un accordo condiviso tra Fiat e sindacati sui primi licenziamenti, 19 in tutto, avvenuti nella fabbrica di Pomigliano. La vertenza prende le mosse dalla sentenza del tribunale del lavoro di Roma che ha disposto il passaggio in Fip di 19 operai cassintegrati iscritti alla “ribelle” Fiom. La scorsa mattina, nell’ufficio regionale del Lavoro, i rappresentanti di Fim, Uilm e Fismic hanno riaffermato la ferma opposizione sugli esuberi al nuovo direttore di Fabbrica Italia Pomigliano, Giuseppe Figliuolo. Lo stesso Figliuolo ha incontrato in separata sede la delegazione sindacale della Fiom, convocata due ore più tardi, alle 13 e 30. I metalmeccanici della Fiom-Cgil non hanno infatti siglato l’accordo Panda e il conseguente contratto dell’auto. Per questo motivo il Lingotto ha delberato per una trattativa separata con gli esponenti del sindacato diretto da Maurizio Landini. Decisa la reazione di Maurizio Mascoli, della segreteria regionale Fiom. “L’assessorato regionale al lavoro nei nostri riguardi si comporta come la dirigenza Fiat – denuncia Mascoli – ci convoca a tavoli separati quando avrebbe potuto farne a meno visto che si tratta di un arbitrato istituzionale”.

Il fallimento del negoziato di stamane era comunque un esito scontato. “Un sindacato - riferisce Luigi Mercogliano, segretario ragionale della Fismic - non può siglare un’intesa per gli esuberi in assenza di una chiara situazione di irreversibile crisi debitoria. Questo in particolar modo se si tratta di una decisione presa da un’azienda varata appena un anno fa, sulla quale peraltro pende l’accordo Panda, che stabilisce in maniera eloquente il graduale rientro in attività di tutti gli operai di Pomigliano”. Giovanni Sgambati, segretario regionale della Uilm, appare più fiducioso sugli sviluppi di questa difficile situazione. “La Fiat non può licenziare – spiega Sgambati – perché non può non tenere conto della nostra posizione: c’è un impegno preso col sindacato il 30 ottobre scorso, con cui l’azienda afferma che non intende prendere la strada di repentine riduzioni del personale”.

Per ora, di fatto, la prospettiva più probabile sembra ancora quella del licenziamento in tronco. Se, infatti, tra i criteri di scelta per la riduzione dell'organico dovesse ancora prevalere quello dell'espulsione degli ultimi operai reclutati, in quanto detentori di un contratto di lavoro che rende molto più semplice la decurtazione del personale per l'azienda, allora si ritroverebbero licenziati proprio i neo assunti iscritti alla Fiom. Su tutta la vicenda lo stesso Lingotto prende comunque una posizione particolarmente cauta. “Non è detto che la decisione di licenziare – ha fatto sapere ieri l’azienda, con un comunicato stampa da Torino – venga presa subito: la legge prevede 120 giorni di tempo dal mancato accordo”. La sensazione, ribadita anche nelle reazioni a caldo dei delegati presenti al tavolo di negoziato saltato, è che la direzione intende aspettare il pronunciamento della magistratura. Il tribunale di Roma si riunirà stamane per analizzare il ricorso della Fiom sull’annullamento della procedura di mobilità.

Il sindacato di Landini sostiene la tesi della prova di forza della Fiat, che ha inscenato questa ritorsione dopo l’ordine dei giudici di far riassumere i cassintegrati iscritti alla Fiom. Il vero banco di prova sembra in ogni caso quello del personale in cassa integrazione, più di 2400. Andrea Amendola, segretario generale di Fiom Campania, è, sul tema, piuttosto risoluto: “Tra qualche giorno sarà chiaro a tutti quello che per noi era lo era già da tempo: la Fiat non ha nessuna intenzione di riassumere nella neonata Fabbrica Italia tutti gli operai di Pomigliano”.

 

RIELETTO PER ACCLAMAZIONE EMILIO ALFANO ALLA PRESIDENZA DELLA CONFAPI INDUSTRIA CAMPANIA

Un lungo trascorso nell’associazionismo a supporto delle imprese, Alfano continua ad essere una certezza per il mondo Confapi

 

Napoli, 6 dicembre 2012. Per acclamazione l’Assemblea Confapi Industria Campania ha eletto, per il secondo mandato consecutivo, Emilio Alfano come presidente. Alfano, 61 anni, sposato, padre di quattro figli, è stato tra i fondatori dell’Api Napoli (oggi Confapi Napoli), ricoprendone prima la Vicepresidenza e poi la Presidenza dal 2001 al 2010.
Nel dicembre 2009, poi, è arrivata la nomina all’espressione regionale della Confapi, oggi riconfermata. E’ componente del Consiglio Direttivo della Confederazione Nazione.
Diverse le cariche ricoperte negli anni dal “Commendatore” (onorificenza ricevuta dalla Repubblica italiana nel 1997), tra queste quella di presidente per sei anni della “Consulta delle Costruzioni”, associazione che raggruppa l’intera filiera delle costruzione, dai Sindacati dei Lavoratori agli Ordini Professionali, e quella di componente del  Consiglio della Camera di Commercio di Napoli e Vice Presidente di Eurosportello, tutt’oggi in corso.
Emilio Alfano proviene da una famiglia di imprenditori impegnati nel ramo dell’energia elettrica, al momento è direttore tecnico della Alfano srl e Consigliere di Amministrazione della G.R.A Gennaro e Rita Alfano Holding srl, società che raggruppa più aziende di famiglia che operano in tutta Italia e che occupano direttamente oltre 80 dipendenti. E’, inoltre, Amministratore Unico della “Baia Verde Golf & Resort srl”, impresa del settore turistico impegnata in un importante progetto di finanza nell’area Flegrea.

Ultimo aggiornamento (Sabato 08 Dicembre 2012 12:12)

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Napoli, caos trasporti per l'intera giornata di martedì 4 Dicembre

Adesioni da tutte le maggiori sigle sindacali. La Campania rischia un giorno di paralisi totale

di Diana Santucci - Nuovo sciopero nazionale del trasporto pubblico di 24 ore annunciato e confermato per domani, 4 dicembre 2012. Il nuovo stop dei mezzi pubblici, indetto dalle dalle sigle CGIL, CISL, UIL e UGL è stato proclamato con l’intento di protestare contro il nuovo contratto della mobilità e contro i tagli dei finanziamenti al servizio pubblico locale ed al servizio ferroviario universale. In occasione dello Sciopero Regionale del Trasporto Pubblico Locale di 24 ore si potrebbero verificare disservizi su Linea 1, Linea 6 e Funicolari. I servizi minimi saranno garantiti nelle seguenti modalità fissate:
Linea1: prima corsa da Piscinola alle ore 6.38, da Dante alle ore 7.06, ultima corsa del mattino con partenza da Piscinola alle ore 9.05 e da Dante alle ore 9.12. Il servizio riprende nel pomeriggio con prima corsa da Piscinola alle ore 17.10 e da Dante alle ore 17.38. Il servizio termina con ultima corsa da Piscinola alle ore 19.44 e da Dante alle ore 19.51.
Navetta Dante-Università: prima corsa da Dante alle ore 6.55 e da Università alle ore 7.02, ultima corsa del mattino con partenza da Dante alle ore 9.25 e da Università alle ore 9.17.
Il servizio riprende nel pomeriggio con prima corsa da Dante alle ore 17.25 e da Università alle ore 17.32. il servizio termina con ultima corsa da Dante alle ore 19.25 e da Università alle ore 19.17.
Linea 6: prima corsa da Mostra alle ore 7.30 e da Mergellina alle ore 7.38. Il servizio termina con ultima corsa da Mostra alle ore 9.22 e da Mergellina alle ore 9.30.
Funicolare Centrale: il servizio sarà garantito dalle ore 6.30 alle ore 9.20 e dalle ore 17.00 alle ore 19.50.
Funicolari di Chiaia, Montesanto e Mergellina: il servizio sarà garantito dalle ore 7.00 alle ore 9.20 e dalle ore 17.00 alle ore 19.50.
ANM: il servizio sarà garantito dalle ore 5.30 alle ore 8.30 e dalle ore 17.00 alle ore 20.00. Il servizio termina con ultima corsa nella fascia mattutina alle ore 8.00 e l’ultima corsa nella fascia pomeridiana alle ore 19.30.
SEPSA: il servizio della Circumflegrea (Cumana) sarà garantito nelle fasce orarie dalle ore 05.00 alle ore 08.00 e dalle ore 14.30 alle ore 17.30.

Ultimo aggiornamento (Martedì 04 Dicembre 2012 14:51)

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Campania, lunedì nero per lo sciopero dei trasporti

Sospesi i collegamenti per i treni regionali. Disservizi per funicolari e metropolitane. E' caos per i disagi subiti da lavoratori pendolari e studenti

Il maltempo in Campania si accompagna ad una situazione altrettanto buia nei trasporti. Dopo le ultime decisioni della Regione, Cgil, Cisl e Uil, infatti, hanno proclamato uno scioperto di 24 ore limitato alla Campania, si prevedono disservizi sul trasporto su gomma e su quello su ferro. Da ieri sera e per tutta la giornata di lunedì i trasporti regionali subiranno un drastico ridimensionamento di servizi causa sciopero dei dipendenti. Corse tagliate per treni regionali ma anche nel capoluogo, dove mancheranno i collegamenti con funicolari e metropolitane. Di seguito i servizi minimi garantiti dalle compagnie di trasporti:


Per Salerno le fasce di garanzia andranno dalle 6 alle 9, 30 per la mattina e dalle 13 alle 16, 30 per il pomeriggio.

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Protesta degli Avvocati: «La giustizia è morta»

Il 23 ottobre centinaia di avvocati del foro di Napoli hanno partecipato alla manifestazione nazionale, svoltasi a Roma, per rivendicare la dignità e l’ altissimo valore della difesa del cittadino.

di Diana Santucci - “I recenti provvedimenti del Governo hanno ulteriormente modificato il ruolo e la figura dell’ Avvocato, dobbiamo far sentire la nostra voce”, precisa in un comunicato il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, il quale ha promosso una grande manifestazione nazionale di protesta a Roma, che si è svolta il 23 ottobre 2012, coinvolgendo ogni Avvocato, ogni Ordine, ogni Unione Regionale o Distrettuale ed ogni singola Associazione. Questa mobilitazione è stata lanciata dall’ Ordine degli Avvocati di Napoli per manifestare contro i provvedimenti varati dal Governo, che hanno umiliato e mortificato la funzione dell’ Avvocato, quando invece è da tutelare il ruolo e l’ autonomia anche economica degli stessi. Inoltre il Consiglio prosegue nell’ evidenziare il momento critico che sta attraversando l’ Avvocatura, in cui è in gioco la sua stessa sopravvivenza, per cui sorge la necessità di uno scatto di dignità e di orgoglio di ciascun Avvocato: in primo luogo è indispensabile revisionare il rapporto tra l’ Avvocatura italiana e la politica, coinvolgendo gli Avvocati nelle decisioni che riguardano la professione e la giurisdizione;

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La crisi legislativa in Italia

di Diana Santucci - Carrara nella sua opera Opuscoli di Diritto Criminale analizza la realtà italiana nell’ Ottocento: il modello napoleonico si diffuse in tutta Europa, radicandosi soprattutto in Italia e resistendo anche alla restaurazione seguita alla caduta di Napoleone. Il sistema misto si conservò ininterrottamente, con variazioni solo marginali, nel codice italiano del 1865, in quello del 1913 e infine nel codice Rocco del 1930. Il suo successo, probabilmente, fu dovuto al fatto che, nonostante le sue lacune e i suoi punti di frizione sul piano delle garanzie individuali, rappresentò il giusto compromesso tra le nuove istanze riformatrici ispirate alla Rivoluzione francese e l’ arretratezza della situazione italiana, ancora legata ai vecchi modelli. Queste due opposte tensioni trovarono manifestazione anche nella dottrina dell’ epoca, attraverso la nota polemica tra la Scuola Classica e quella Positiva. La prima, d’ ispirazione liberale, premeva affinché ci fosse un esplicito riconoscimento legislativo della presunzione d’ innocenza, elevata, da Francesco Carrara, niente meno che a postulato fondamentale della scienza processuale e a presupposto di tutte le altre garanzie del processo. L’ Autore scrisse:

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Il processo inquisitorio

Il processo inquisitorio
Per quanto riguarda il processo inquisitorio, Carrara, dopo una piccola digressione storica volta a descrivere l’ ambito e i luoghi di applicazione di questa tipologia processuale , ne elenca le caratteristiche principali per poi procedere alla distinzione tra inquisizione generale, volta alla ricerca degli indizi e del probabile reo, e quella speciale, volta contro un determinato soggetto già individuato. Caratteri individuati dal Carrara e tutt’ oggi presenti sono: la segretezza del processo, una sorta di immedesimazione, in un unico soggetto, delle funzioni di accusatore e di giudice, piena libertà di direzione della raccolta delle prove da parte dell’ organo giudicante, utilizzo della scrittura per tutta la durata dell’ istruttoria al fine della raccolta degli elementi di giudizio e carcerazione preventiva dell’ accusato. Da tale connotati risulta evidente che questo tipo di processo sia totalmente a favore dell’ accusa rispetto all’ imputato: il processo di stampo inquisitorio, infatti, riduce, fino quasi ad eliminare, le garanzie del reo, che è lasciato nelle mani del giudice-accusatore, il quale non potrà mai essere in condizione di valutare obiettivamente e serenamente la posizione del soggetto giudicato.
di Diana Santucci - Per quanto riguarda il processo inquisitorio, Carrara, dopo una piccola digressione storica volta a descrivere l’ ambito e i luoghi di applicazione di questa tipologia processuale , ne elenca le caratteristiche principali per poi procedere alla distinzione tra inquisizione generale, volta alla ricerca degli indizi e del probabile reo, e quella speciale, volta contro un determinato soggetto già individuato. Caratteri individuati dal Carrara e tutt’ oggi presenti sono: la segretezza del processo, una sorta di immedesimazione, in un unico soggetto, delle funzioni di accusatore e di giudice, piena libertà di direzione della raccolta delle prove da parte dell’ organo giudicante, utilizzo della scrittura per tutta la durata dell’ istruttoria al fine della raccolta degli elementi di giudizio e carcerazione preventiva dell’ accusato. Da tale connotati risulta evidente che questo tipo di processo sia totalmente a favore dell’ accusa rispetto all’ imputato: il processo di stampo inquisitorio, infatti, riduce, fino quasi ad eliminare, le garanzie del reo, che è lasciato nelle mani del giudice-accusatore, il quale non potrà mai essere in condizione di valutare obiettivamente e serenamente la posizione del soggetto giudicato.

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Il processo misto

Il processo misto
Durante il periodo in cui visse Carrara, siamo in presenza di un sistema misto, ma decisamente arretrato, in quanto le cui punte più innovative sono di origine napoleonica, infatti il processo misto viene descritto dal Carrara come una forma a metà tra il processo accusatorio e quello inquisitorio; risulta, però, impossibile stabilirne tassativamente le caratteristiche poiché la natura mista ne varia le peculiarità a seconda della prevalenza di una forma sull’ altra, potendo, dunque, dare vita ad una infinità di combinazioni. Nel Programma viene sottolineato il fatto che la struttura mista non sia una fusione del sistema accusatorio con quello inquisitorio, ma piuttosto una sorta di combinazione dei due, dove uno può prevalere sull’altro. Ciò porta all’individuazione di due periodi: uno tutto inquisitorio, cioè la prima parte, in cui l’ istruzione è scritta e segreta, vi è carcerazione preventiva, procedimento analitico, ricerca delle prove svolta dal giudice istruttore e decisione segreta; uno tutto accusatorio, cioè la seconda parte del processo che è pubblica e orale, l’ inquisito diventa accusato, il procedimento è sintetico. Carrara muove una forte critica nei confronti di questa tipologia processuale, sottolineando di come la fase orale del processo, anziché prevalere, sia completamente sommersa da quella scritta. Tutto ciò pone in evidenza come il processo misto nell’ ottocento non fosse altro che un processo inquisitorio mascherato. In particolare, l’ attenzione si focalizza sulle testimonianze: erano infatti previste dure sanzioni per il testimone che, nella fase orale, mutasse quanto detto in quella scritta, e ciò andasse a favore dell’ accusato. Infatti Carrara scrive: La fase orale, che dovrebbe servire a rettificare e correggere le erroneità incorse nella procedura scritta, nella realtà dei fatti diventa inutile, non essendo altro che una mera riaffermazione delle deposizioni scritte, senza possibilità di errore. È proprio in base a ciò che il giurista lucchese afferma che sia giunta l’ ora di modificare queste forme ibride e pericolose, con l’ obiettivo di riavvicinare il più possibile il processo misto a quello accusatorio.
di Diana Santucci - Durante il periodo in cui visse Carrara, siamo in presenza di un sistema misto, ma decisamente arretrato, in quanto le cui punte più innovative sono di origine napoleonica, infatti il processo misto viene descritto dal Carrara come una forma a metà tra il processo accusatorio e quello inquisitorio; risulta, però, impossibile stabilirne tassativamente le caratteristiche poiché la natura mista ne varia le peculiarità a seconda della prevalenza di una forma sull’ altra, potendo, dunque, dare vita ad una infinità di combinazioni. Nel Programma viene sottolineato il fatto che la struttura mista non sia una fusione del sistema accusatorio con quello inquisitorio, ma piuttosto una sorta di combinazione dei due, dove uno può prevalere sull’altro. Ciò porta all’individuazione di due periodi: uno tutto inquisitorio, cioè la prima parte, in cui l’ istruzione è scritta e segreta, vi è carcerazione preventiva, procedimento analitico, ricerca delle prove svolta dal giudice istruttore e decisione segreta; uno tutto accusatorio, cioè la seconda parte del processo che è pubblica e orale, l’ inquisito diventa accusato, il procedimento è sintetico. Carrara muove una forte critica nei confronti di questa tipologia processuale, sottolineando di come la fase orale del processo, anziché prevalere, sia completamente sommersa da quella scritta. Tutto ciò pone in evidenza come il processo misto nell’ ottocento non fosse altro che un processo inquisitorio mascherato. In particolare, l’ attenzione si focalizza sulle testimonianze: erano infatti previste dure sanzioni per il testimone che, nella fase orale, mutasse quanto detto in quella scritta, e ciò andasse a favore dell’ accusato. Infatti Carrara scrive:

Ultimo aggiornamento (Lunedì 24 Giugno 2013 20:04)

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