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Ipercoop Campania, esplode la protesta dei lavoratori

Dopo il mancato accordo sui licenziamenti i lavoratori e le lavoratrici dell'ipermercato di Afragola ieri hanno preso d'assalto il supermercato di via Arenaccia, costretto alla chiusura forzata. Intanto sta per scattare anche la vertenza Auchan.

Dal fronte rovente del lavoro momenti drammatici anche nella vertenza Ipercoop, giunta ormai a un punto cruciale. Ieri pomeriggio, alla Regione, l'esame congiunto sulla procedura di mobilità, che prevede 250 licenziamenti e la contestuale chiusura dell’ipermercato di Afragola, è terminato con il mancato accordo tra azienda e sindacati. Subito dopo i lavoratori di Afragola, alcuni dei quali portavano al collo dei necrologi con la scritta "la Coop non c'è più", si sono spostati dal centro direzionale e hanno occupato il vicino supermercato di Napoli-Arenaccia, anch'esso di proprietà della Unicoop di Livorno. Il supermercato di via Arenaccia è stato costretto a chiudere. Scene da pelle d’oca. Alla protesta in via Arenaccia ha anche partecipato un bambino, il figlio di una cassiera dell’Ipercoop di Afragola. Intanto l'ipermercato di Afragola è chiuso da ieri a tempo indeterminato a causa dello sciopero a oltranza proclamato dai lavoratori, che in mattinata avevano manifestato in presidio all’esterno del centro commerciale "Le Porte di Napoli".

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Appuntamento per il quinto incontro del Corso di Diritto Penale dell’ Economia

di Diana Santucci - Il 10 maggio a Napoli presso il Palazzo di Giustizia (Sala Arengario), a partire dalle 12.00, appuntamento con un convegno di studio promosso dal Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Napoli, in occasione del Corso di Diritto Penale dell’ Economia, coordinato dal Prof. Avv. Pasquale Amelio. Il primo tema sarà affrontato dal Prof. Vincenzo Baldini, Professore ordinario di Diritto Costituzionale nell’ Università di Cassino e del Lazio Meridionale, il quale esporrà una relazione su “La dignità della persona nell’ordinamento costituzionale italiano” e farà delle considerazioni in merito all’evoluzione del valore costituzionale attribuito alla dignità umana dall’orninamento nazionale. Il secondo argomento oggetto dell’ incontro sarà trattato dal Prof. Marco Plutino, Ricercatore di Diritto Costituzionale e Professore incaricato di Diritti Fondamentali nell’ Università di Cassino e del Lazio Meridionale, il quale si soffermerà sui “Sistemi dei partiti e rappresentanza politica nella Costituzione”, analizzando il rapporto tra partiti politici, sistemi elettorali e forma di governo nel corso della storia costituzionale. Infine, è previsto l’intervento dell’ Avv. Bruno La Rosa su “Le associazioni per delinquere qualificate”, ovvero le ipotesi previste dagli artt 416 bis c.p. e seguenti. Su quest’ultimo punto sarà incentrato il dibattito alla luce del recente intevento della Corte Costituzionale con la sentenza 29.03.2013 n° 57: Il Convegno è stato accreditato dall’Ordine degli Avvocati di Napoli ed è computabile ai fini della formazione professionale continua; la partecipazione è gratuita e darà diritto all’attribuzione di n. 3 crediti formativi.

Ultimo aggiornamento (Lunedì 07 Ottobre 2013 06:49)

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“Il Ruolo dell’ Avvocatura nella tutela delle classi deboli anche attraverso la letteratura forense.”

“Il Ruolo dell’ Avvocatura nella tutela delle classi deboli anche attraverso la letteratura forense.”
Tutto pronto per Lunedì 06 Maggio 2013, che a partire dalle ore 12.00 fino alle 14.00, presso la Sala Arengario del Nuovo Palazzo di Giustizia, è previsto il convegno di studio sul tema: “Il Ruolo dell’ Avvocatura nella tutela delle classi deboli anche attraverso la letteratura forense.” Dopo gli indirizzi di saluto dell’ Avv. Francesco Caia, Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, vi sarà un’ introduzione da parte dell’ Avv. Giuseppe Vitiello, Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, con la relazione: “L’Avvocatura e la sua funzione, nella letteratura e nella realtà”. Successivamente sono previsti gli interventi dell’ Avv. Gianfranco Mallardo, Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, su “La funzione di Polizia Giudiziaria, nella realtà e nella letteratura”, dell’ Avv. Domenico Ciruzzi, Presidente della Camera Penale, su “La figura del nel libro dell’Avv. Alvino”, e dell’ Avv. Alfredo Alvino, Avvocatura Regione Campania, su le “Riflessioni sul libro e le sue tematiche”. Nell’occasione verrà presentato il volume “IL DISERTORE”dell’ Avv. Alfredo Alvino. Gli avvocati iscritti all'ordine di Napoli potranno prenotarsi, via internet per gli iscritti in possesso del tesserino magnetico e la password personale, al corso dal 29/04/2013 fino ad esaurimento dei 500 posti disponibili. E’ prevista la modalità di rilevazione della presenza con rilevatore di presenza in entrata e in uscita. Inoltre la rilevazione cartacea è assicurata per i soli avvocati degli altri Consigli dell' Ordine. Il Convegno è stato accreditato dall’Ordine degli Avvocati di Napoli ed è computabile ai fini della formazione professionale continua; la partecipazione è gratuita e darà diritto all’attribuzione di n. 3 crediti formativi.

di Diana Santucci - Tutto pronto per Lunedì 06 Maggio 2013, che a partire dalle ore 12.00 fino alle 14.00, presso la Sala Arengario del Nuovo Palazzo di Giustizia, è previsto il convegno di studio sul tema: “Il Ruolo dell’ Avvocatura nella tutela delle classi deboli anche attraverso la letteratura forense.” Dopo gli indirizzi di saluto dell’ Avv. Francesco Caia, Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, vi sarà un’ introduzione da parte dell’ Avv. Giuseppe Vitiello, Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, con la relazione: “L’Avvocatura e la sua funzione, nella letteratura e nella realtà”. Successivamente sono previsti gli interventi dell’ Avv. Gianfranco Mallardo, Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, su “La funzione di Polizia Giudiziaria, nella realtà e nella letteratura”, dell’ Avv. Domenico Ciruzzi, Presidente della Camera Penale, su “La figura del nel libro dell’Avv. Alvino”, e dell’ Avv. Alfredo Alvino, Avvocatura Regione Campania, su le “Riflessioni sul libro e le sue tematiche”. Nell’occasione verrà presentato il volume “IL DISERTORE”dell’ Avv. Alfredo Alvino. Gli avvocati iscritti all'ordine di Napoli potranno prenotarsi, via internet per gli iscritti in possesso del tesserino magnetico e la password personale, al corso dal 29/04/2013 fino ad esaurimento dei 500 posti disponibili. E’ prevista la modalità di rilevazione della presenza con rilevatore di presenza in entrata e in uscita. Inoltre la rilevazione cartacea è assicurata per i soli avvocati degli altri Consigli dell' Ordine. Il Convegno è stato accreditato dall’Ordine degli Avvocati di Napoli ed è computabile ai fini della formazione professionale continua; la partecipazione è gratuita e darà diritto all’attribuzione di n. 3 crediti formativi.

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Appuntamento per il terzo incontro del Corso di Diritto Penale dell’ Economia

di Diana Santucci - Il 26 aprile a Napoli presso il Palazzo di Giustizia (Sala Arengario), a partire dalle 12.00, appuntamento con un convegno di studio promosso dal Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Napoli, in occasione del Corso di Diritto Penale dell’ Economia, coordinato dal Prof. Avv. Pasquale Amelio. Il primo tema sarà affrontato dal Prof. Avv. Pasquale Amelio, Professore di ruolo di Diritto del Penale e docente di Criminologia nell’ Università di Cassino e del Lazio Meridionale, il quale esporrà una relazione su “Le nuove frontiere della criminalità economica: aspetti penalistici e criminologi”. In particolare verrà illustrata la nuova figura, affermatosi negli ultimi decenni, del criminologo e si cercherà di delimitare la sottile linea di confine che divide il suo inquadramento da un lato nella disciplina strettamente scientifica, incorporata nella criminologia, dall’ altro l’apporto dottrinale e giurisprudenziale, incardinato nel diritto. Successivamente, è previsto l’intervento dell’ Avv. Arturo Frojo, Consigliere dell’ Ordine degli Avvocati di Napoli, sui “Delitti contro la P.A.: rifiuto ed omissione di atti di ufficio – art.328 c.p.”, inserito nel libro secondo - "Dei delitti in particolare"- al titolo II -"Dei delitti contro la pubblica amministrazione"- al capo I -"Dei delitti dei Pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione"- il quale recita: « Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.

Ultimo aggiornamento (Martedì 01 Ottobre 2013 14:46)

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Appuntamento per il secondo incontro del Corso di Diritto Penale dell’ Economia

Appuntamento per il secondo incontro del Corso di Diritto Penale dell’ Economia
Il 19 aprile 2013 a Napoli presso il Palazzo di Giustizia (Sala Arengario), a partire dalle 12.00, appuntamento con un convegno di studio promosso dal Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Napoli, in occasione del Corso di Diritto Penale dell’ Economia, coordinato dal Prof. Avv. Pasquale Amelio. Il primo tema sarà affrontato dal Prof. Francesco Mazza, il quale esporrà una relazione su la “Tutela penale dell’ambiente: l’ inquinamento idrico”. Tale fenomeno riguarda un' alterazione degli ecosistemi che hanno come componente fondamentale l'acqua, in particolare è causato da numerosi e differenti fattori, quali gli scarichi delle attività industriali e agricole e delle normali attività umane che giungono nei fiumi, nei laghi e nei mari. Il secondo argomento oggetto dell’ incontro sarà trattato dal Prof. Pasquale Passalacqua, Professore di ruolo di Diritto del Lavoro nell’ Università di Cassino e del Lazio Meridionale, il quale si soffermerà sugli “Argomenti di diritto del lavoro”. Infine, è previsto l’intervento dell’ Avv. Armando Rossi, Consigliere dell’ Ordine degli Avvocati di Napoli, su “La confisca”, ovvero quella misura di sicurezza patrimoniale che tende a prevenire la commissione di nuovi reati mediante l'espropriazione a favore dello Stato di cose che, provenendo da fatti illeciti penali o in altra guisa collegandosi alla loro esecuzione, manterrebbero viva l'idea e l'attrattiva del reato, e che ha per oggetto le cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e quelle che ne sono il prodotto o il profitto. Il Convegno è stato accreditato dall’ Ordine degli Avvocati di Napoli ed è computabile ai fini della formazione professionale continua; la partecipazione è gratuita e darà diritto all’ attribuzione di n. 3 crediti formativi.
di Diana Santucci - Il 19 aprile 2013 a Napoli presso il Palazzo di Giustizia (Sala Arengario), a partire dalle 12.00, appuntamento con un convegno di studio promosso dal Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Napoli, in occasione del Corso di Diritto Penale dell’ Economia, coordinato dal Prof. Avv. Pasquale Amelio. Il primo tema sarà affrontato dal Prof. Francesco Mazza, il quale esporrà una relazione su la “Tutela penale dell’ambiente: l’ inquinamento idrico”. Tale fenomeno riguarda un' alterazione degli ecosistemi che hanno come componente fondamentale l'acqua, in particolare è causato da numerosi e differenti fattori, quali gli scarichi delle attività industriali e agricole e delle normali attività umane che giungono nei fiumi, nei laghi e nei mari. Il secondo argomento oggetto dell’ incontro sarà trattato dal Prof. Pasquale Passalacqua, Professore di ruolo di Diritto del Lavoro nell’ Università di Cassino e del Lazio Meridionale, il quale si soffermerà sugli “Argomenti di diritto del lavoro”. Infine, è previsto l’intervento dell’ Avv. Armando Rossi, Consigliere dell’ Ordine degli Avvocati di Napoli, su “La confisca”, ovvero quella misura di sicurezza patrimoniale che tende a prevenire la commissione di nuovi reati mediante l'espropriazione a favore dello Stato di cose che, provenendo da fatti illeciti penali o in altra guisa collegandosi alla loro esecuzione, manterrebbero viva l'idea e l'attrattiva del reato, e che ha per oggetto le cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e quelle che ne sono il prodotto o il profitto. Il Convegno è stato accreditato dall’ Ordine degli Avvocati di Napoli ed è computabile ai fini della formazione professionale continua; la partecipazione è gratuita e darà diritto all’ attribuzione di n. 3 crediti formativi.

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Le strutture giuridiche del nuovo Stato unitario

Le strutture giuridiche del nuovo Stato unitario
Per primo postulato, la scienza del giure criminale viene a riconoscersi come un ordine di ragione che emana dalla legge morale giuridica, ed è preesistente a tutte le leggi umane, e che impera agli stessi legislatori. Nonostante Carrara avesse posto il fondamento del diritto penale in un’ assiologia esterna all’ effettivo sistema vigente di norme, transitorio e fallibile per definizione, cercò sempre di evitare le fumisterie dell’ astrattezza dottrinaria correlando le sue concezioni filosofiche con un’ idea dello Stato inteso come organismo naturale garante dei diritti individuali di libertà. Questo gli permise di intersecare proficuamente gli eventi della politica risorgimentale con specifiche preoccupazioni di alto profilo giuridico. E la costruzione delle strutture giuridiche del nuovo Stato unitario furono un notevole banco di prova per i presupposti filosofici del pensiero di Carrara. Difatti egli prese parte nel 1866 alla commissione istituita dal ministro Pisanelli per la redazione del nuovo codice penale per il Regno d’ Italia, svolgendovi funzioni di rilievo. Nelle sedi propriamente politiche Carrara ribadì ciò che aveva già espresso nei suoi scritti di giurisprudenza, di legislazione e di dottrina, rimanendo sempre saldamente contrario ad un appiattimento della legislazione penale postunitaria sui presupposti di quella sardopiemontese o di quella francese, ma soprattutto alla pena di morte e a qualunque ipotesi antigarantista.
di Diana Santucci - Per primo postulato, la scienza del giure criminale viene a riconoscersi come un ordine di ragione che emana dalla legge morale giuridica, ed è preesistente a tutte le leggi umane, e che impera agli stessi legislatori. Nonostante Carrara avesse posto il fondamento del diritto penale in un’ assiologia esterna all’ effettivo sistema vigente di norme, transitorio e fallibile per definizione, cercò sempre di evitare le fumisterie dell’ astrattezza dottrinaria correlando le sue concezioni filosofiche con un’ idea dello Stato inteso come organismo naturale garante dei diritti individuali di libertà. Questo gli permise di intersecare proficuamente gli eventi della politica risorgimentale con specifiche preoccupazioni di alto profilo giuridico. E la costruzione delle strutture giuridiche del nuovo Stato unitario furono un notevole banco di prova per i presupposti filosofici del pensiero di Carrara. Difatti egli prese parte nel 1866 alla commissione istituita dal ministro Pisanelli per la redazione del nuovo codice penale per il Regno d’ Italia, svolgendovi funzioni di rilievo. Nelle sedi propriamente politiche Carrara ribadì ciò che aveva già espresso nei suoi scritti di giurisprudenza, di legislazione e di dottrina, rimanendo sempre saldamente contrario ad un appiattimento della legislazione penale postunitaria sui presupposti di quella sardopiemontese o di quella francese, ma soprattutto alla pena di morte e a qualunque ipotesi antigarantista.

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Il sacro diritto della difesa

Il sacro diritto della difesa
Carrara pone al centro della sua riflessione la costruzione di un sistema penale basato sull’ oggettività del reato: , mentre : “ il diritto è libertà.“ L’ aspetto fondamentale dell’ opera del Carrara consisteva nell’ affrontare i temi di procedura, con la costante intenzione di fornire le massime garanzie riguardo il sacro diritto della difesa attraverso il giudizio penale, che lo definisce: Carrara acquisisce un ruolo fondamentale in seguito alla stesura del suo Programma, infatti nello stesso, svolgendo un’ indagine approfondita, fornisce importanti nozioni generali del giudizio penale: individua le persone indispensabili al giudizio penale ed il rito che quelle persone devono osservare per poi definire i poteri del magistrato. A tali definizioni di poteri e principi fa seguito un’ articolazione del giudizio criminale in quattro momenti o fasi: Ai fini della costituzione del giudizio, l’ Autore lucchese prevede la sussistenza di condizioni essenziali, assolute ed indispensabili: è possibile desumerle o dal fine mediato del giudizio, cioè la repressione del disordine, o dal fine immediato, cioè la scoperta del vero, ossia la giustizia. Tali condizioni riguardano le persone necessarie e gli atti che devono ritrovarsi sempre nel giudizio penale.
di Diana Santucci - Carrara pone al centro della sua riflessione la costruzione di un sistema penale basato sull’ oggettività del reato: , mentre : “ il diritto è libertà.“ L’ aspetto fondamentale dell’ opera del Carrara consisteva nell’ affrontare i temi di procedura, con la costante intenzione di fornire le massime garanzie riguardo il sacro diritto della difesa attraverso il giudizio penale, che lo definisce: Carrara acquisisce un ruolo fondamentale in seguito alla stesura del suo Programma, infatti nello stesso, svolgendo un’ indagine approfondita, fornisce importanti nozioni generali del giudizio penale: individua le persone indispensabili al giudizio penale ed il rito che quelle persone devono osservare per poi definire i poteri del magistrato. A tali definizioni di poteri e principi fa seguito un’ articolazione del giudizio criminale in quattro momenti o fasi: Ai fini della costituzione del giudizio, l’ Autore lucchese prevede la sussistenza di condizioni essenziali, assolute ed indispensabili: è possibile desumerle o dal fine mediato del giudizio, cioè la repressione del disordine, o dal fine immediato, cioè la scoperta del vero, ossia la giustizia. Tali condizioni riguardano le persone necessarie e gli atti che devono ritrovarsi sempre nel giudizio penale.

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Appuntamento per il quarto incontro del Corso di Diritto Penale dell’ Economia

di Diana Santucci - Il 3 maggio 2013 a Napoli presso il Palazzo di Giustizia (Sala Arengario), a partire dalle 12.00, appuntamento con un convegno di studio promosso dal Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Napoli, in occasione del Corso di Diritto Penale dell’ Economia, coordinato dal Prof. Avv. Pasquale Amelio. Il primo tema sarà affrontato dal Prof. Francesco Mazza, il quale esporrà una relazione sulla “Tutela penale dell’ambiente: l’ inquinamento marino e portuale”. Questo problema, attualmente di grande rilievo, è caratterizzato da molteplici fattori che alimentano l’inquinamento, in particolare i provenienti dall’agricoltura, dalle attività industriali e portuali, dal turismo e dalla crescita demografica. Al tavolo saranno discussi ed evidenziati i numerosi tentativi, fino ad oggi purtroppo poco fruttiferi, nel cercare di far fronte a tale fenomeno: convenzioni, direttive e piani d’azione diretti alla protezione dell’ambiente marino e portuale, con l’auspicio di trovare un vera e propria soluzione effettiva che tuteli il bene primordiale “acqua”. Il secondo argomento oggetto dell’ incontro sarà trattato dal Prof. Avv. Giuseppe Della Monica, Professore di ruolo di Procedura Penale nell’ Università di Cassino e del Lazio Meridionale, il quale si soffermerà sugli “Aspetti penalistici e processual-penalistici della sentenza dichiarativa di fallimento”, in particolare quest’ultima apre la procedura fallimentare ed in merito saranno illustrate tutte le modalità e le caratteristiche principali: soggetti legittimati ed eventuali eccezioni, oggetto, termini ed esecuzione.

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Le condizioni essenziali del giudizio penale

Le condizioni essenziali del giudizio penale
Il giurista lucchese Francesco Carrara fu considerato il caposcuola dell’ indirizzo liberale nel campo del diritto penale della seconda metà dell’ Ottocento. A lui fece riferimento più di una generazione di penalisti che scrissero e operarono dopo l’ Unità d’ Italia, sia per riconoscervi la figura di un indiscusso maestro sia, come fecero i positivisti, per denigrare e bollare come metafisiche ed irrealistiche le sue riflessioni giuridiche. A lui fece pure esplicitamente riferimento il legislatore penale, che spesso ricalcò da presso il suo insegnamento, con citazioni testuali e ancora più numerosi prestiti taciti. In campo teorico non condivise i principi dell’ orientamento “correzionalista”, diffuso presso gli abolizionisti, giacché lo considerava l’ espressione di una prevaricazione del sentimento sulla ragione, uno sviamento umanitario i cui effetti avrebbero potuto confondere il principio ascetico e cristiano della redenzione del reo con il principio politico della tutela giuridica della società. Quanto a tale genere di tutela, essa non derivava per Carrara da assunti filosofici o politici transeunti, ma dalla credenza in una suprema legge dell’ ordine giuridico e naturale. Difatti Carrara rinviò sempre nelle sue opere ad una concezione di origine giusnaturalistica, da alcuni commentatori definita “giusnaturalismo cattolico”; secondo questa concezione il diritto penale avrebbe tratto la sua origine e le sue norme da un nucleo primigenio di principi assoluti, costituenti una sorta di eterna e immutabile ragione giuridica, da cui potevano essere derivate, ma solo attraverso rigorose deduzioni logiche, tutte le norme particolari e il loro concreto criterio di applicazione. La pretesa di cogliere una verità superiore ed indipendente dall’ autorità della legge positiva costituiva la premessa per la costruzione di un sistema teorico minuzioso che è stato considerato il primo grande edificio scientifico del diritto penale italiano. Al centro del sistema Carrara aveva posto la nozione rigorosamente giuridica di reato, riassumibile nella formula secondo cui
Il giurista lucchese Francesco Carrara fu considerato il caposcuola dell’ indirizzo liberale nel campo del diritto penale della seconda metà dell’ Ottocento. A lui fece riferimento più di una generazione di penalisti che scrissero e operarono dopo l’ Unità d’ Italia, sia per riconoscervi la figura di un indiscusso maestro sia, come fecero i positivisti, per denigrare e bollare come metafisiche ed irrealistiche le sue riflessioni giuridiche. A lui fece pure esplicitamente riferimento il legislatore penale, che spesso ricalcò da presso il suo insegnamento, con citazioni testuali e ancora più numerosi prestiti taciti. In campo teorico non condivise i principi dell’ orientamento “correzionalista”, diffuso presso gli abolizionisti, giacché lo considerava l’ espressione di una prevaricazione del sentimento sulla ragione, uno sviamento umanitario i cui effetti avrebbero potuto confondere il principio ascetico e cristiano della redenzione del reo con il principio politico della tutela giuridica della società. Quanto a tale genere di tutela, essa non derivava per Carrara da assunti filosofici o politici transeunti, ma dalla credenza in una suprema legge dell’ ordine giuridico e naturale. Difatti Carrara rinviò sempre nelle sue opere ad una concezione di origine giusnaturalistica, da alcuni commentatori definita “giusnaturalismo cattolico”; secondo questa concezione il diritto penale avrebbe tratto la sua origine e le sue norme da un nucleo primigenio di principi assoluti, costituenti una sorta di eterna e immutabile ragione giuridica, da cui potevano essere derivate, ma solo attraverso rigorose deduzioni logiche, tutte le norme particolari e il loro concreto criterio di applicazione.

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Continua la crisi della legislazione italiana

Continua la crisi della legislazione italiana
Tra le questioni più dibattute vi fu, ovviamente, quella relativa all’ arresto preventivo. La Scuola Classica, in particolare Carrara, sostenendo che la libertà era lo stato ordinario degli imputati, mentre il carcere lo stato eccezionale, ne denunciò con forza l’ atrocità e l’ immoralità reclamandone la limitazione, nella durata e nei presupposti, alle strette necessità del processo. Però, nessun esponente del pensiero liberale è mai giunto a chiedere la soppressione esplicita dell’ istituto: Carrara, Lucchini, Stoppato e, prima di loro, Beccaria e Pagano anche se con motivazioni diverse finirono con il giustificare la custodia preventiva, considerandola una specie di ingiustizia necessaria. Questa legittimazione dell’ istituto, proveniente proprio dall’ orientamento liberale, determinò, con la svolta autoritaria della cultura penale ottocentesca, il suo radicamento in tutti gli ordinamenti europei. Tornando al discorso di partenza, si può dire che Francesco Carrara giudicò il processo misto complessivamente inadeguato a realizzare la presunzione d’ innocenza, visto che questa comportava una ricerca giudiziaria avente come fine processuale quello di dimostrare la colpevolezza dell’ imputato, infatti, sosteneva che reità ed innocenza non si ponevano come i due temi alternativi dell’ accertamento spettante al giudice inquisitore, perché la prima costituiva propriamente l’ oggetto del processo, mentre la seconda era questione presunta dalla legge. Di conseguenza fu criticato aspramente l’ impianto del sistema misto, perché la sua struttura da un lato impediva, di fatto, ―una ricerca imparziale e spassionata, dall’ altro, creava una commistione di funzioni tra il pubblico ministero e il giudice. In conclusione, quindi, Carrara, in risposta al quesito propostomi da S.E. il Ministro Pisanelli sulla progettata estensione delle leggi penali sarde alle provincie toscane, si esprime con lodevoli apprezzamenti sul tentativo dell’unificazione legislativa penale: , salvo però aggiungere che questo tentativo di unificazione legislativa penale per il tempo nel quale si appronta, avrebbe potuto compromettere la sicurezza di alcune aree geografiche nelle quali regnava il caos, come il fenomeno dilagante del brigantaggio e per le quali, anzi, si auspicava un irrigidimento della pena, a differenza di altre regioni del territorio, come la Toscana, nella quale l’ ordine pubblico regnava sovrano avendo trovato una sua dimensione ben definita, anche se si fossero volute considerare pene meno rigide. Insomma, il Carrara non poteva dimenticare come .
Tra le questioni più dibattute vi fu, ovviamente, quella relativa all’ arresto preventivo. La Scuola Classica, in particolare Carrara, sostenendo che la libertà era lo stato ordinario degli imputati, mentre il carcere lo stato eccezionale, ne denunciò con forza l’ atrocità e l’ immoralità reclamandone la limitazione, nella durata e nei presupposti, alle strette necessità del processo. Però, nessun esponente del pensiero liberale è mai giunto a chiedere la soppressione esplicita dell’ istituto: Carrara, Lucchini, Stoppato e, prima di loro, Beccaria e Pagano anche se con motivazioni diverse finirono con il giustificare la custodia preventiva, considerandola una specie di ingiustizia necessaria. Questa legittimazione dell’ istituto, proveniente proprio dall’ orientamento liberale, determinò, con la svolta autoritaria della cultura penale ottocentesca, il suo radicamento in tutti gli ordinamenti europei. Tornando al discorso di partenza, si può dire che Francesco Carrara giudicò il processo misto complessivamente inadeguato a realizzare la presunzione d’ innocenza, visto che questa comportava una ricerca giudiziaria avente come fine processuale quello di dimostrare la colpevolezza dell’ imputato, infatti, sosteneva che reità ed innocenza non si ponevano come i due temi alternativi dell’ accertamento spettante al giudice inquisitore, perché la prima costituiva propriamente l’ oggetto del processo, mentre la seconda era questione presunta dalla legge.

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