il_divodi Domenico Caiazza

I legami tra politica e malaffare sono sotto gli occhi di tutti. La stampa e la pubblicistica narrativa e scientifica che trattano l'argomento inondano le librerie. Tutti ne parlano, tutti si dichiarano anti-camorra, tutti sono indignati dagli scioglimenti per infiltrazioni camorristiche che avvengono ogni anno in un comune diverso. La società civile ha detto la parola basta non si sa più quante volte. Eppure, i soggetti che dovrebbero prima degli altri combattere questo morbo che attanaglia il nostro paese, dati alla mano non solo il Mezzogiorno, e che dovrebbero garantire trasparenza e legalità, con questo male ci convivono. I soggetti che coabitano con la camorra nelle Istituzioni attraverso i propri rappresentanti, ovvero i partiti politici, da tempo appaiono inermi alla risoluzione del problema e - cosa ancora più grave - appaiano rassegnati. L'idea di una possibile svolta alberga solo nelle menti dei giovani attivisti anti-racket o dei componenti di movimenti civici, privi di legami con la politica istituzionale e della gente comune. Chi ci rappresenta ha smesso di lottare contro la criminalità. Soprattutto adesso che la camorra e le altre organizzazioni mafiose si sono imborghesite. Oggi il camorrista si fa chiamare dottore, si presenta come un imprenditore, magari si è anche laureato oppure ha fatto prendere un master post-laurea al figlio, suo futuro successore. Insomma il marcio è con noi sempre e ovunque. Lo compriamo quando nei negozi di qualche comune non si trova una bevanda, piuttosto che un'altra, perché la camorra impone quel tipo di prodotto ai supermercati della zona. Il marcio ci accompagna quando siamo costretti a chiedere una raccomandazione per un diritto fondamentale, il lavoro. Il marcio lo paghiamo anche quando diamo due euro, "a piacere" al parcheggiatore abusivo. Un richiamo generale alla lotta alla criminalità da parte di tutti i soggetti istituzionali e non sarebbe un'iniziativa scontata. Più che altro, occorrerebbe richiamare l'attenzione su quanto siamo caduti in basso e sul rischio di non risalire più.

Ultimo aggiornamento (Domenica 07 Marzo 2010 17:42)