di Antonio Angelino

Giorni di ricordi commoventi, di persone divenute ormai anziane, che conobbero le atrocità del regime, che lo subirono, e che in alcuni casi lo combatterono...resistendo al conformismo spietato di quella maggioranza silenziosa acclamante, o reticente, o irresponsabile, o inerte, che si fece condurre senza troppe lamentele alla sciagura. Giorni di racconti e di memorie, di paragoni inconsistenti e di confronti inopportuni. Giorni di moniti moralistici sul futuro..."perchè i giovani sappiano".
Giorni di revisionismo, arte nobile perchè critica, se praticata in modo empirico e non aprioristico...se un approfondimento non si trasforma in uno scempio della verità.
1945-L'occupazione nazifascista della penisola italiana è agli sgoccioli. Gli alleati dal Sud piano piano sfondano le linee di difesa del Basso Appennino e dell'Alto Appennino di quelle forze militari, economiche e ideali che hanno combattuto contro la libertà e la democrazia, a difesa di un ordine in dissoluzione...alcuni costretti perchè arruolati con la forza...altri visionari...altri ancora li definirei "fatalisti"per quanto si sono dimostrati sprezzanti della capacità umana di scegliere tra il bene e il male (perchè la seconda guerra mondiale ci ha insegnato che esistono sia il bene sia il male). Oltre agli alleati, e in maniera non secondaria, partecipano al processo di liberazione del Paese gruppi organizzati di resistenza, che dalle montagne operano in modo da danneggiare fortemente le già fragili basi nazifasciste sul territorio italiano, inferendo alle forze dell'occupazione il colpo di grazia. Perchè? Perchè le privano del pieno controllo del territorio. Nei rifornimenti, nei trasporti, negli spostamenti, nei sopralluoghi...questi gruppi di ribelli li mettono in crisi sul piano logistico e operativo. Rendono instabili, incerti, inaffidabili, i supporti e gli appoggi di questi stranieri. Insinuano in molti italiani, delusi dal fascismo e dal suo corollario di sangue e sfruttamento, l'orgoglio, la grinta e la speranza per combattere, per resistere.Gli occupanti provocano terrore...ma lo fanno in un clima di terrore.
Persone comuni, politici e non, intellettuali e popolani, poveri e ricchi, cattolici, socialisti, socialisti liberali, comunisti, operando in un partito o in brigate autonome, lottano contro il nemico seguendo sogni, ideali, speranze, bisogni, urgenze, esigenze concrete.
A volte, pensandoci, mi chiedo se considerarli uomini o eroi. Mi rispondo che il confine è molto sfumato...indefinibile...dipende dalla prospettiva. Certamente non furono uomini comuni...non parliamo di middleman...di gente normale che si sforza di essere normale perchè l'importante è non essere anormali.
Poi ricordo quello che diceva Antonio Gramsci "Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere partigiano e cittadino. L'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti."
Essere partigiani equivaleva a "vivere veramente"...è tutto qui.
L'anno scorso ad una Festa della Liberazione celebrata per la prima volta da "nuovi protagonisti", seguì un periodo in cui qualcuno, forse ingenuamente, credeva di poter festeggiare un'altra liberazione, diversa ma pur sempre necessaria...
Penso che qualcuno gli avrebbe risposto che oggi c'è carenza di partigiani e abbondanza di indifferenti.
Ad ogni modo, buona Liberazione.