di Teresa Petrellese
 
 
Per la Campania il valore non raggiunge la metà di quello valdostano. Il governatore Caldoro pensa al Patto per il Sud e lo propone a Vendola

Il Pil pro capite della Regione meno produttiva d'Italia - la Campania - non raggiunge il 50 per cento del reddito prodotto dalla regione che si trova sul gradino opposto della classifica - la Valle d'Aosta. E' questo uno dei dati presenti nella ricerca dell'Ufficio Studi di Confcommercio sul Pil delle regioni italiane. Lo studio evidenzia, come spesso accade, una Italia divisa in due, dove le regioni del Nord producono una ricchezza quasi doppia rispetto a quelle del Sud. Il Pil pro capite più alto (anno 2007) è in Valle d'Aosta (33.496). Seguono Lombardia (33.447), Trentino alto Adige (32.438), Emilia Romagna (32.156), Lazio (30.327) e Veneto (30.268). La parte bassa della classifica, come detto, è invece occupata dalle regioni del Sud Italia: Campania (16.894), Calabria (16.894), Puglia (17.106), Sicilia (17.170), Basilicata (18.693) e Molise (19.885). Le realtà poste geograficamente al centro della penisola si trovano a metà anche della classifica. "La crisi ha colpito i territori in modo differente e con qualche articolazione di non facile interpretazione - analizza Confcommercio -. La dimensione del crollo delle esportazioni si vede bene dalle riduzioni di Pil tanto nel 2008 quanto nel 2009, che ha interessato le Regioni dell'ex triangolo industriale e quelle maggiormente orientate ai mercati esteri". Nel Mezzogiorno "un'elevata frazione di occupati dipendenti in generale e nella Pubblica Amministrazione in particolare, ha limitato l'impatto della crisi nel 2009. Nel biennio 2010-2011 - prosegue Confocommercio - il Mezzogiorno mostrerà comunque tassi di variazione del prodotto lordo inferiori a quelli della media Italia. Il Lazio, la Toscana, l'Emilia Romagna e la Lombardia dovrebbero rispondere un po' meglio delle altre Regioni in termini di intensità della ripresa, comunque debole, fattore che accomuna tutte le aree del Paese. Anche nel 2011 - conclude la Confederazione Generale Italiana delle Imprese - si dovrebbe confermare la maggiore vivacità del Centro, trainato dalla maggiore presenza di terziario di mercato rispetto al resto dell'Italia. A livello generale, il Pil salirà dello 0,7% nel 2010 e dell'1% nel 2011". Intanto il governatore della Campania pensa al Patto per Sud e ne parla con il collega della Puglia Nichi Vendola. Unire le risorse per grandi progetti. Secondo Caldoro il primo passo è rivoluzionare il metodo fin qui utilizzato, a partire dall’impiego di risorse nazionali e comunitarie. Stop, dunque, alla dispersione dei fondi Pon, Por e Fas in mille microprogetti che, in base ai numeri, non producono alcun effetto positivo sul prodotto interno lordo; occorre viceversa concentrare i finanziamenti su poche, grandi opere: «Il modello da seguire è quello della Spagna che, con questo metodo, ha ottenuto una crescita del 3% del Pil mentre in Italia è aumentato solo dello 0,4 per cento». La vera sfida, tuttavia, è superare i confini regionali. Il governatore ne ha parlato, durante un dibattito a Castel dell’Ovo, con il collega Nichi Vendola, presidente della Puglia, che si è dichiarato favorevole ad un patto bipartisan: «Dobbiamo mettere insieme le nostre risorse e lavorare su grandi opere infrastrutturali e su interventi strategici - ha spiegato Caldoro - Penso all’alta velocità Napoli-Bari, agli assi viari e autostradali, al sistema di porti ed aeroporti, alle fonti energetiche». Ciò sarà possibile attraverso una ridefinizione dei tetti di spesa che passi per un nuovo equilibrio a livello nazionale.

Ultimo aggiornamento (Venerdì 11 Marzo 2011 18:24)