Home Economia Innovazione e ambiente La rivincita di Caserta. Prove di rinascita grazie alle piccole aziende

Innovazione e ambiente La rivincita di Caserta. Prove di rinascita grazie alle piccole aziende

di GIOVANNI RUGGIERO - La legalità è fatta di gesti concreti, più che di proclami e buoni intendimen­ti. La legalità, nonostante tutto, (e per tutto si può intendere camorra) è anche u­na goccia d’acqua, imbottigliata a Riardo, dove la natura è lussureggiante, per essere bevuta a New York, oppure un banalissimo pezzo di polistirolo, sagomato ad arte, per finire nel cruscotto dell’intramontabile Al­fa Romeo Giulietta. Succede a Caserta, in Terra di Lavoro e di miracoli anche di pic­coli e medi imprenditori che, come in una favola, fanno economia e prosperano no­nostante l’orco si aggiri nel bosco. Terra dif­ficile, con la palla al piede, ma non soltan­to per i condizionamenti ambientali. Poli­tiche sciagurate hanno pesato molto di più. Francesco Izzo, docente di strategie del­l’impresa alla facoltà di Economia della Se­conda Università di Napoli che ha sede a Capua, spiega gli errori: «Almeno due. Da­gli anni 70 sono state favorite grandi indu­strie con investimenti statali. Hanno chiu­so tutte: la Siemens, la 3M, l’Italtel e tante altre. Secondo sbaglio: per tutti gli anni ’90, è prevalsa la politica dell’outsourcing, vale a dire l’assemblaggio per conto delle stesse imprese di prima con contratti triennali».

La Seconda Università di Napoli, da quan­do si è insediata a Capua, si serve anche di contatti privilegiati con le aziende del ter­ritorio: cresce l’economia, cresce anche l’a­teneo. Clelia Mazzoni, preside della Facoltà, individua in tre parole: innovazione, ma­nagement e marketing, gli ingredienti per fare con successo economia, nonostante tutto. Tre imperativi che molti già seguono. L’innovazione è nelle campagne di Capua, a pochi chilometri dall’ateo, dove opera il Ci­ra, il Centro italiano di ricerche aerospazia­li voluto da Luigi Napolitano, il padre della fluidodinamica. Qui si testano i velivoli del­la Nasa che rientrano da Marte, si fa ricer­ca e formazione dando lavoro a giovani in­gegneri. Ne sono stati assunti 40 negli ulti­mi due anni. «Anche la ricerca – dice Enri­co Saggese, presidente del Cira che opera con capitale pubblico per tre quarti – deve vivere nel mercato e riusciamo a far rientrare in Italia parte del denaro che il nostro Pae­se versa alla Ue». Dieci milioni di utili del­l’ultimo anno sono stati reinvestiti in altre tecnologie per far fronte alla domanda di cinesi, coreani, indiani che hanno varato programmi aerospaziali. Innovazione è an­che la filosofia della Dsm, non lontana da qui: «La tecnologia per vite più luminose», precisa Hans Koekstra, amministratore de­legato di questa grande industria quotata in Olanda. Ha fatturato nel 2011 nove mi­liardi di euro in tutto il mondo. Approdò qui a Capua (senza timori), al Sud nonostante tutto, subentrando in alcune produzioni della Pierrel. Dal 1997 qui si produce l’O­mega 6, per il latte nell’alimentazione in­fantile; poi sono venuti altri integratori a­limentari, oltre alla produzione di princi­pi attivi come la talactoferrina indicata contro le neoplasie del polmone. Con un grande rispetto dell’ambiente. Le acque reflue (800 mila metri cubi) sono depura­te nell’azienda e poi immesse nel collettore di Marcianise. Qui, dopo un’ulteriore de­purazione, finiscono in mare.

Falliti i due modelli industriali denunciati dall’università, si prospetta per il futuro u­na nuova strada: la valorizzazione delle ri­sorse ambientali. La Ferrarelle di Riardo lo sta facendo da anni. Oggi è il quarto pro­duttore di acqua minerale in Italia con l’al­tro stabilimento di Darfo Boario. Riardo, nell’alto casertano, è un’isola verde incon­taminata. Qui la Ferrarelle sta realizzando un’azienda agro turistica (si sta lavorando alacremente), e Carlo Pontecorvo, presi­dente e amministratore delegato della Lgr che riempie i nostri bicchieri di acqua mi­nerale casertana, può dire: «È futuro pos­sibile immaginare consorzi e progetti per un marchio locale che punti sulle risorse agro alimentari di questo territorio». È ter­ra fertile Terra di Lavoro, se il seme è buo­no. Ricordate la legge 44/86 sull’impren­ditoria giovanile? Giovanni Coppola aveva 30 anni quando, con tre amici che si chie­devano cosa fare dopo l’università, si lan­ciò nell’avventura. Oggi a Pignataro Mag­giore le perline di polimero si gonfiano con il vapore e diventano polistirolo per im­ballare elettrodomestici, per ricavare ele­menti per l’edilizia e l’arredamento. Oggi Giovanni Coppola è sposato e ha due figli. Cresciuta con la famiglia anche l’azienda che fattura poco sotto i 2 milioni di euro, produce 700 tonnellate di polistirolo l’an­no e dà lavoro a dieci operai più quattro persone in amministrazione. È stata dura in una terra che si dice felix . Adesso il gio­vane imprenditore può mostrare un pez­zo di polistirolo e dire che corre e va forte, nel cruscotto di una Giulietta.

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