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Economia

Napoli. Senza rc auto il 40 % delle vetture

Alla base della statistica le difficoltà dei cittadini a sostenere le spese assicurative nella città più cara d'Italia

di Armando Brianese - Ennesimo record in negativo quello registrato a Napoli in queste ultime settimane: 4 veicoli su 10 circolano privi di tagliando. Il sindacato nazionale degli assicuratori (Sna) è sul piede di guerra contro la Provincia, che ha appena deliberato di incrementare dal prossimo giugno l’aliquota dell’imposta sulle assicurazioni con la responsabilità civile (Rc Auto) di 3,5 punti, portandola dal 12,5 per cento al 16. Un'altra beffa per gli automobilisti napoletani, alle prese con le tariffe più onerose in Italia, che già gravano sui bilanci familiari in questo periodo di recessione. «A Napoli - queste le parole del presidente nazionale del sindacato assicuratori Alfonso Santangelo - su cento veicoli in circolazione, ben quaranta circolano sprovvisti di assicurazione. Non riusciremo a spiegare agli automobilisti questo ennesimo aumento. Per il presidente Cesaro - proseguono gli assicuratori - è molto più facile e sbrigativo mettere le mani nelle tasche dei cittadini, anziché attivarsi per promuovere controlli sistematici per contrastare e far emergere l’evasione dell’obbligo assicurativo». Diversa la posizione dei cittadini invece che attribuiscono alle compagnie i prezzi alti delle assicurazioni. Una sorta di cartello che vede Napoli e la Campania con tariffe altissime grazie anche all'elevato numero di sinistri reali e presunti. Il comune di Napoli con De Magistris Sindaco ha cominciato a sollevare la questione avviando delle convenzioni con compagnie straniere e molti cittadini si stanno organizzando con il comitato "Mo' Bast" proprio per protestare e far alzare il lievello di attenzione sulle tariffe ormai insostenibili per molte famiglie.

Ultimo aggiornamento (Lunedì 24 Dicembre 2012 07:54)

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Patto stabilità comuni

 

Le Sigarette, queste sconosciute! Senza etichetta perché?

Da dove provengono? Che fine fanno? Quali trattamenti subiscono? Per il tabacco non vige alcun obbligo di etichetta che possa dare in modo esaustivo al consumatore le informazioni su ciò che sta consumando

di Roberta Valeriani

Facendo riferimento alla Legislazione sull’etichettatura del 30/05/2009 da cui emerge che, “attraverso questa raccolta coordinata dei testi normativi (comunitaria e nazionale) sull’etichettatura dei prodotti alimentari si è voluto fornire agli utenti uno strumento conoscitivo per orientarsi nell’intricata foresta di decreti, direttive, regolamenti, risoluzioni e altri provvedimenti che stabiliscono le modalità di etichettatura”, occorre ricordare che i riferimenti normativi sono stati raggruppati in due livelli: Normativa Comunitaria, Legislazione Nazionale. Per gli alimenti, quindi, apparentemente tutto ok, ma per quanto riguarda il fumo, sempre parlando di etichette, si è risolto tutto con un marchio realizzato da chissà quale grafico, forse collegato con le ‘Onoranze Funebri Nazionali?’ No è stato solo l’ideatore di un grande business lanciato con la scritta ormai obbligatoria sui pacchetti di sigarette che cita lugubremente “Il fumo uccide etc”, business azzeccato e raddoppiato anche con la vendita di contenitori per i pacchetti che nascondessero quella scritta. In molti si chiedono perché la Commissione Agricoltura della Camera, che in sede legislativa varò il ddl sull’etichettatura che rende obbligatoria l’indicazione dell’origine dei prodotti alimentari di largo consumo, non si possa togliere quel “Fumo uccide” e mettere invece sui pacchetti di sigarette la provenienza e la composizione. L’allora ministro delle Politiche Agricole, il 10 Dicembre 2002, Giancarlo Galan dichiarò: “E’ finita l’era del falso ‘made in Italy’. Gli italiani potranno comprare prodotti ancora più sicuri perché sapranno sempre da dove provengono.

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Il microprocessore compie 40 anni

Lo inventò un’italiano, venne prodotto dalla Intel grazie ad una mente italiana, quella di Federico Faggin

di Roberta Valeriani

Per come sono entrati nella nostra vita, per come l’hanno pervasa e “invasa”, i personal computer sembra esistano da un’eternità, ma in realtà la loro prima cellula, il microchip, ha solo quarant’anni. Il primo processore della storia, il 4004, venne prodotto dalla Intel grazie ad una mente italiana, quella di Federico Faggin. La prima unità centrale di elaborazione completa (Cpu), ovvero il cervello elettronico dei successivi Pc, era un processore a 4 bit, in grado cioè di ‘processare’ quattro linee di dati alla volta. Certo siamo alla preistoria dei processori, ma un singolo chip di questo tipo, di appena due centimetri di lunghezza, rappresentò una vera e propria rivoluzione: Eniac, il primo calcolatore elettronico della storia, realizzato nel 1946, che occupava una stanza intera, aveva una potenza dimezzata rispetto al 4004. All’epoca della sua invenzione nessuno immaginava che, da lì a dieci anni, il microhcip di Faggin avrebbe portato alla nascita dei personal computer e, successivamente, inseriti in tantissimi apparecchi di uso comune, come i telefonini, le automobili, foto e video camere, radio e tv, trasformandoli in oggetti “smart”, cioè in grado di eseguire operazioni e compiti automaticamente.

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L'Italia e la strana "ipertrofia economica"...

di Giovanni Ciuonzo

Se la crisi economica attuale,ci presenta quotidianamente il suo atroce conto,sempre piu aspro, indecifrabile  e angoscioso,c’è  invece una  parte di questa enorme “defaiance economica sociale italica”,ancora misteriosamente in piedi ,ossia la consistente armatura economica costruita occasionalmente dai cosiddetti evasori fiscali” Gli intoccabili”..ultimamente ancora piu grassi di denaro. Sono ovviamente sconosciuti(…o meglio conviene non conoscerli,per lo stato)gli speculatori attuali,che quotidianamente ingrassano il loro potere economico,sulle borse in crisi. Se ogni cittadino si cimentasse a proporre soluzioni in merito all'attuale  crisi,ne uscirebbe di sicuro una soluzione,con tanto di sorpresa generale per i tanti illustri(…spesso insigniti di aureola e privi di ogni peccato evasivo economico,ovvero”honimem,frugi operator” )operatori  economici,ministri dei denari pubblici e matematici con strette vedute. Non c’è forse bisogno di scomodare  Renè Descartes- Cartesio, per fare quattro calcoli matematici e scoprire che in fondo si sa benissimo, dove finisce il denaro speculato  e  spesso, in questo paese,la gestione politica e il governo,non hanno  nulla da invidiare alle piu sgangherate dittature sud-americane,targate anni cinquanta,dove gongolavano davanti agli occhi di tutti,affaristi delinquenti (intoccabili,complici di sanguinari dittatori)di ogni tipo e provenienti da ogni angolo del globo,che hanno accumulato enormi capitali economici,ancora presenti nelle potenti  banche (del mistero) Svizzere e del Regno Unito…non chè multinazionali americane.

Ultimo aggiornamento (Domenica 13 Novembre 2011 10:12)

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Mezzogiorno, mutui inaccessibili per i giovani

Il 18 % li richiede ma solo il 3% li ottiene. A Napoli gli immobili più cari

di Armando Brianese

In un momento di crisi economica globale, ma a conferma dell'andamento del mercato italiano degli ultimi anni, la possibilità dell'accesso ad un mutuo si rivela più difficoltosa per i giovani del Sud. Analizzando le domande di mutuo prima casa arrivate negli ultimi mesi da Puglia, Basilicata, Calabria, Campania e Sicilia, Mutui.it ha infatti rilevato come a fronte di una richiesta di preventivo da parte di under 30 del 18% solo il 3% delle domande viene accolto. L'età media dei giovani al momento della richiesta è di 27 anni, e l'aspirazione comune è quella di ottenere un mutuo della durata di 25 anni. Dall'analisi delle domande relative alle cinque Regioni meridionali, emerge dalle statistiche che la richiesta media sia di 133.000 euro (meno della media nazionale, di 150.000), pari al 74% del valore dell’immobile da acquistare; nel 60% dei casi si preferisce il tasso fisso (percentuale superiore rispetto alla media, del 54%), solo nel 16% quello variabile (25% a livello italiano).

Ultimo aggiornamento (Venerdì 04 Novembre 2011 12:55)

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Riceviamo e pubblichiamo, parcheggi a San Giorgio a Cremano

Lettera aperta di una cittadina esasperata

Salve sono un abitante di San Giorgio a Cremano e abito nei pressi della circumvesuviana, ho un lavoro precario. Le scrivo in quanto, ho una fiat panda con cui al mattino mi reco a lavorare alle 7.00 e ritorno alle 17.00. Fino a un mese fa, pur non avendo molte possibilita' economiche, pagavo 25 euro al mese alla ditta Levante che aveva l 'appalto delle strisce blu a San Giorgio e potevo parcheggiare la mia auto sulle strisce blu per tutto il mese giorno e notte senza pagare più nulla. Ma da oggi è subentrata una nuova ditta che ha emanato nuove leggi per le strisce blu, aumentando il costo dei parcheggi,in quanto il costo sul (parcheggio grande della vesuviana) e' aumentato a 1 euro all'ora di giorno e 1 a notte (contro gli 80 cent di prima solo di giorno),il pagamento delle strisce blu al di fuori del (parcheggio grande della vesuviana) e' aumentato a 1 euro all'ora (contro gli 80 cent di prima). Ora la mia domanda e' questa, come io posso pagare essendo precaria, 60 euro al mese se parcheggio la mia auto sulle strisce blu dalle 17.00 alle 20.00 tutti i giorni più 36 euro per parcheggiare la mia auto 4 sabati (siccome il sabato sono a casa) totale 96 euro mensili, questo pero'sempre se riesco a trovare parcheggio nelle strisce blu al di fuori del parcheggio grande della vesuviana dove si paga 1 euro all'ora di giorno e 2 a notte, per cui se non trovo posto sulle strisce blu normali, sul parcheggio grande della vesuviana dovro' pagare 60 euro al mese solo per la sera dalle 17:00 alle 20.00 più 14 euro per le 7 notti nel parcheggio grande, totale 74 euro mensili.

Ultimo aggiornamento (Sabato 29 Ottobre 2011 07:39)

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CAPUTO, SARA’ COMMISSARIATO L’AMBITO C3, RIPARTONO LE ATTIVITA’DI ASSISTENZA AI CITTADINI

di Maurizio Cerbone
L’Ambito C3 Caserta, sia pure con ritardo, sarà commissariato. Presto ripartiranno le attività socio assistenziali a favore dei cittadini dei comuni dell’aversano. Lo ha reso noto Nicola Caputo Presidente della Commissione Trasparenza a margine dell’audizione sulle attività socio assistenziali dell’Ambito C3 Caserta. Dal mese di giugno – spiega Caputo - erano stati formalmente bloccati i fondi per le attività assistenziali a favore dei cittadini meno abbienti del territorio. Ciò è avvenuto a causa delle continue inadempienze da parte dell’Ambito C3 che si perpetuavano dal lontano 2009 e su cui la Giunta regionale attraverso il settore competente era intervenuta interlocutoriamente, ma mai attraverso misure radicali come si accinge a fare adesso con il commissariamento. Questo risultato è stato reso possibile grazie alle continue sollecitazioni dell’’assessore ai servizi sociali del Comune di Sant’Arpino, Salvatore Lettera e al proficuo lavoro di collaborazione istituzionale tra questa Commissione e l’assessorato regionale alle Politiche sociali.

Ultimo aggiornamento (Giovedì 31 Maggio 2012 22:26)

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App dell’iphone che ti dice qual'è la pizza piu’ buona di Napoli

di Carmela Fiorentino

Non solo noi napoletani ma un po’ tutti  ci siamo sempre chiesti quale sia la risposta di Napoli e se prima a questa domanda rispondeva la nostra nonna adesso la risposta ce la da’ la tecnologia. E’ possibile tutto questo scaricando un’applicazione sul proprio telefono cellulare, l’iphone che ci indichera’ dove andare a mangiare la piu’ buona pizza. L’idea dell’applicazione e’ stata di Monica Piscitelli per “Luciano Pignataro Wine Blog”: questo software da’ a tutti gli appassionati di arte culinaria indicazioni sulle migliori pizze campane e napoletane; per adesso le pizzerie ne sono solo 46 e i criteri di selezione riguardano le specialita’ e caratteristiche.

Ultimo aggiornamento (Lunedì 04 Giugno 2012 16:08)

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Mangiamo tutti il grano ‘atomico’

Dalla ricerca nucleare alla produzione agro-alimentare del ‘grano creso’ una varietà di frumento ottenuta nei laboratori del Centro ricerche di Casaccia nei primi anni ‘70.

di Roberta Valeriani

Una vera e propria ‘rivoluzione’ cerealicola che da sinonimo di ‘povertà’ economica si è trasformato in quello di ‘alta tecnologia’: è il grano creso, cioè ‘duro’, ottenuto da trattamenti derivati dalla ricerca nucleare e che ha sviluppato l’agricoltura dando forte impulso all’industria della pasta italiana. Di questo si è parlato all’Enea nel corso del convegno ‘Dalla ricerca nucleare alla produzione agro-alimentare: il caso del grano creso’ e di come questa varietà di frumento venne ottenuta nei laboratori del Centro ricerche di Casaccia nei primi anni ‘70. “Il fatto che potesse esser considerato - per via degli effetti delle radiazioni – ‘grano atomico’, ha detto Luigi Rossi, presidente della Federazione italiana dei dottori in agraria e forestali - era una cosa che ci faceva sorridere: in realtà non è così. Ha contribuito a mantenere la pasta un prodotto tipico italiano salvandone la produzione con un balzo in avanti di più del doppio della produzione”.

Ultimo aggiornamento (Venerdì 15 Aprile 2011 17:29)

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