Home Cultura AL TEATRO DI NOLA, QUELL’ASSORDANTE URLO NEL SILENZIO”, COMMEDIA SCRITTA E DIRETTA DALL’ATTORE E REGISYA THOMAS MUGNANO.

AL TEATRO DI NOLA, QUELL’ASSORDANTE URLO NEL SILENZIO”, COMMEDIA SCRITTA E DIRETTA DALL’ATTORE E REGISYA THOMAS MUGNANO.

di Sara Mottola - Sabato 5 aprile 2014, presso il teatro Umberto di Nola, la compagnia teatrale “I Mattatori” ha messo in scena l’esilarante quanto drammatica commedia “Quell’assordante urlo nel silenzio”, scritta e diretta da Thomas Mugnano. Fulcro centrale: la delicata quanto spinosa questione dell’aborto, che investe la sfera psichica della madre e la vita negata del nascituro. Una commedia dall’alto valore educativo e dal profondo contenuto etico che ha visto in maniera sagace l’alternarsi di scende divertenti, allegre, esilaranti, pepate, realizzate con estrema perizia e professionale bravura dagli attori e il monologo dai toni patetici e dalla forte coloritura espressionistica, magnificamente  recitato dal feto, personificato mirabilmente da una giovane fanciulla. Quasi a voler rammentare “con un assordante urlo nel silenzio” che di vita si tratta. Già, lui vive, è parte integrante del grembo materno, il suo cuore batte all’unisono con quello della madre, sente quello che sente la madre, prova le stesse emozioni e sensazioni. Chiaro e netto, si staglia, il dramma  di una vita miseramente spezzata, l’incapacità e l’impotenza di potersi ribellare ad una forza superiore ed opprimente, plastica rappresentazione della sopraffazione del più forte sul più debole; un potenziale essere umano a cui viene negato il diritto più importante, il diritto alla vita. Quindi, urla, urla, urla, a più non posso ma, le sue grida, si disperdono nell’oblio di un silenzio freddo e tristemente immobile. Altra vittima, la madre che, benché dotata della facoltà del libero arbitrio e sia propensa ad agire autonomamente, in realtà, è schiava delle ragioni disgustosamente classiste dei genitori, del padre in modo particolare che, in nome delle blasonate ragioni di classe, con aria di sprezzante superiorità aristocratica, con fare irritabilmente spregiudicato ed immorale, è pronto a tutto, persino immolare la vita di un povero esserino innocente, se questo, può servire alla meschina causa di liberare la figlia dal fardello opprimente di un misero fidanzato, di bassa condizione sociale, indegno del loro nome altisonante. Struggenti e altamente toccanti le parole della ragazza, dopo l’efferato aborto, che sprofonda in uno stato  di amarezza sconfinata, continuamente tormentata dai rimorsi, da quel senso di acuta frustrazione, di profondo deserto interiore, di smaccato travaglio esistenziale, che colpisce umanamente qualunque donna che si appresta a  prendere l’amara decisione di sopprimere una parte di sé: il sangue del suo sangue, la carne della sua carne. Per una tragica ironia della sorte, a distanza di anni,  la giovane resta nuovamente incinta, questa volta di un altro ragazzo , di buon partito, quindi accettato ben volentieri dal cinico padre ma, con un feto, che presenta gravi malformazioni. Nonostante i reiterati tentativi dei genitori di indurla ad abortire nuovamente, la ragazza è irremovibile, la quale ,memore del trauma che ancora vive in lei ,è  decisa e determinata a ripristinare, con un atto di estrema generosità,  una giustizia prepotentemente violata .Ad un certo punto della storia, ciascuno di noi dovrà fare i conti con il giudice supremo, l’architetto dell’universo, il Padre misericordioso. E’ quanto ci rivela uno straordinario e strepitoso Thomas Mugnano nel monologo finale che,  con toni dolenti e appassionati, coinvolge emotivamente gli spettatori, ribadendo con fermezza la sacralità della vita, insidiosamente scalfita da una decisione pericolosamente avventata ma che, in barba alla provvisorietà e labilità degli eventi, dominati dagli esseri umani, alla fine tenderà a ricomporsi con la sua natura originaria, con il Padre Celeste. Grazie Thomas, per l’alto valore educativo e nobilitante che sei stato in grado di trasmetterci, in una cornice di grandi emozioni.

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