Home Cultura Cardito. Mostra d'Arte a Palazzo Mastrilli. Antonio Raucci: "La Forma Più Vera"

Cardito. Mostra d'Arte a Palazzo Mastrilli. Antonio Raucci: "La Forma Più Vera"

Cardito, Palazzo Mastrilli piazza Garibaldi dal 10 al 27 febbraio 2014

Antonio Raucci conosce quella lingua segreta delle cose con cui esse a volte si fanno presenti alla coscienza, e gli basta assai poco per tradurla in forma sensibile tale da potersi recepire a prima vista. E' come se le cose tal volta lo chiamassero, aspettandosi dalla sua straordinaria abilità (manualità) di essere restituite alla loro più vera dimensione estetica. L'universale discorso delle cose del mondo si leva in un immane vocio nel quale Raucci distingue ed elegge singole voci a sua preferenza. Egli pertanto finisce con l'essere il frequentatore di strani assembramenti di cose vocianti, cose possibilmente già manufatte, recanti in maniera vistosa le impronte del vissuto, gli aspetti di loro funzionalità pregresse. Le modalità sotto cui tali impronte ed aspetti si presentano sono esse stesse a suggerire la propria recondita valenza sensibile a cui vogliono essere restituite definitivamente:oggetti di legno, cartone, metallo, o altro ancora, carte e scritture, vecchie foto, usi e gesti inenarrati e inenarrabili. L'atelier di Raucci è una gremita bottega delle meraviglie, nella quale sono favorite le congiunzioni più impensabili, secondo il classico esempio dell'incontro di un ombrello con un ferro da stiro su una tavola operatoria: vecchie radio, attrezzi surclassati, vetraglie intere e ceramiche anche in cocci. Ogni cosa nelle sue mani viene riportata alla propria forma definitiva, sia che si tratti di statuine di presepio napoletano, sia di oggetti, o parti di oggetti neppure più riconoscibili quanto ai loro usi e provenienze. L'intervento di Raucci è sempre tale da rendere il senso primigenio di ogni oggetto su cui operi.

 

Tutto ciò non sarebbe possibile senza la fiducia e l'ottimismo con cui egli si rapporta col mondo degli oggetti e delle cose, con la vita, col mondo stesso sempre che la loro voce abbia distintamente raggiunto la sua sensibilità, Raucci riesce all'esaltazione e alla glorificazione del suo oggetto abolendone l'inerzia e la pratica indecifrabilità.
Il mondo delle cose emerge direttamente dal nulla, e la materia bruta di cui le cose sono fatte è il nulla stesso.
Di cose siamo venuti nominandone diverse, così come si trovano disseminate nell'ambito materiale, ma i loro nomi indicano solo le forme che facciamo emergere dal nulla.Raucci può sentirsi chiamato dall'utilità di un piccolo mobile come potrebbe essere poniamo un vecchio comodino da notte, e allora egli ne rimodellerà le linee funzionali in maniera che l'oggetto potrà essere guardato come non guarderemo mai un ordinario comodino con sportello e cassetto.
Un disco ligneo con un buco al centro, probabilmente superstite di un torchio da vendemmia, è riscattato da una elementare geometria di biacca e vermiglione che rivela il grezzo, durissimo legno intaccato per giunta dai colpi di un'ascia inspiegabile.
Allo stesso modo Raucci rifà la piccola storia quotidiana di una serie di istantanee in cui una sconosciuta appare preoccupata di volersi mettere in posa a ogni scatto, alla ricerca di una (problematica) migliore avvenenza.
La scanzonata fiducia di Raucci restituisce a quelle istantanee tutto ciò che al momento dello scatto non potè mai darsi.
Perché Raucci gioca con le cose tutte le volte che ne recupera il grido disperato dall'oblio e dal nulla in cui affondano inesorabilmente, e il suo gioco ne cambia la cifra e le rende definitive come idee platoniche.
Quell'antico maestro per il quale la materia bruta è propriamente il nulla, puro ricettacolo di forme, volle anche affermare che il gioco e lo scherzo, quello degli adulti come quello dei bambini, non è altro che contemplazione.

Ultimo aggiornamento (Martedì 11 Febbraio 2014 14:33)

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