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Alla scoperta del gene della siccità

 

Genetisti milanesi, guidati dalla professoressa Chiara Tonelli, stanno studiando i mezzi per un’agricoltura sostenibile che aiuterà a combattere la fame nel mondo. “Bastano, a volte, periodi brevi di carenza d’acqua per causare rilevanti diminuzioni nella produzione di sementi e biomasse ogni anno”

La genetica, scienza che si è sviluppata prodigiosamente con la decifrazione del DNA, può aiutare a trovare una soluzione al drammatico problema della fame nel mondo? Certamente se l’obiettivo dei genetisti è accrescere la produttività agricola, cioè scoprire mezzi e modi per aumentare i raccolti dei campi. E nel mondo l’agricoltura consuma il 70% dell’acqua ma ne restituisce all’ambiente soltanto il 30%. In un pianeta su cui incombono cambiamenti climatici globali oltre a un continuo aumento della popolazione, costituisce una grave minaccia proprio la siccità. La professoressa Chiara Tonelli, docente di Genetica all’Università di Milano, e il suo assistente universitario, Massimo Galbiati, da anni stanno studiando questo pressante problema e grazie al sostegno della Fondazione Veronesi hanno elaborato il Progetto Agrisost, un programma che come la sigla stessa suggerisce, si occupa di rendere “sostenibile” l’agricoltura,“Anche nelle aree più fertili - spiega il professor Galbiati - bastano a volte periodi brevi di carenza d’acqua per causare rilevanti diminuzioni nella produzione di sementi e biomasse ogni anno. E’ indispensabile, dunque, sviluppare nuove coltivazioni capaci di maggior rendimento in condizioni di carenza idrica”. Ed ecco che qui entrano in scena i genetisti che sono andati alla ricerca di un gene ‘chiave’ per controllare la traspirazione delle piante. Le quali piante sulle foglie presentano una serie di fitti ‘stomi’. “Questi pori - spiega Galbiati - chiamiamoli così, si aprono per lasciar uscire acqua, l’obiettivo per noi è trovare il gene che produce questo movimento e renderlo inattivo. Allora gli stomi restano socchiusi e disperdono meno liquidi nell’aria. Il gene ‘chiave’ l’abbiamo trovato per il tabacco, i pomodori e l’uva. Ora stiamo lavorando a quello del riso. La vera sfida è in corso. Ora infatti si tratta di uscire dai laboratori e andare nei campi”.

 

(fonte http://www.fondazioneveronesi.it)

 

Ultimo aggiornamento (Venerdì 17 Febbraio 2012 09:01)

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